I VERI POTENTI

EDITORIALE: IL VOLTO SEGRETO E GIOVIALE DEL POTERE

 

Il culto del complotto è nato insieme alla prima società umana, nel più sperduto villaggio assiro-babilonese. La paura della serpe in seno, l’uomo potente che dirige (non visto) i nostri destini, ha travolto anche gli uomini più potenti della terra – a volte a ragione, visto che sono caduti, come Caio Giulio Cesare, per mano di una congiura cui parteciparono anche parenti ed amici. Nel XX secolo, dopo che l’industrializzazione del pianeta ha costretto a sbrogliare i lacciuoli del Medioevo, la borghesia ha acquisito peso politico ed economico, e persino il proletariato ha scoperto la propria forza, la paura per i complotti è stata gestita propagandisticamente per forzare l’opinione pubblica a credere a ciò che conveniva a chi, in quel momento, il potere lo aveva davvero.

I nazionalsocialisti se la sono presa con gli ebrei, gli americani con i comunisti, i cinesi con la “Banda dei Quattro”, l’Unione Sovietica con i disfattisti. La colpa dell’incapacità della politica è, di volta in volta, del potere industriale, di quello finanziario, della massoneria e di altre formazioni segrete – che pesano e sopravvivono anche in questo nuovo secolo, più forti e tecnocratiche che mai. La loro novità è che sono divenute organizzazioni liquide, non più solide. Non vogliono gestire il potere in prima persona, ma obbligare i propri clienti a gestirlo in modo che faccia comodo a loro ed ai loro committenti.

Tranne i dittatori dei paesi in via di sviluppo, come Lukashenko in Bielorussia, Kim Jong-Un in Corea del Nord, o i leader del Tatmadaw in Myanmar, le persone più potenti sono contro la dittatura, ma sono per l’individualismo esasperato – sanno di essere dalla parte dei vincitori. Sorridono, allegri, e regalano denaro in opere caritatevoli o in borse di studio per studenti di famiglie povere, ed amano essere amati o, meglio ancora, venerati. Non hanno il gusto per il potere, ma quello per l’affermazione narcisistica della propria immagine, oppure perseguono un sogno, e nemmeno si interessano per la pubblica opinione, a loro basta che il loro progetto vada avanti e che loro possano vivere liberi, con meno grattacapi e responsabilità possibili. E cercano, per lo più, di non violare la legge, lo trovano un fatto antiestetico. E volgare, se non è strettamente necessario.

La prima immagine di questa nuova genia ce l’ha regalata lo scrittore di thriller Eric Ambler, nel suo libro “Send no more roses”, che racconta la vita di un uomo che, in gioventù, ha fatto il contrabbandiere tra i fronti della Seconda Guerra Mondiale, poi è divenuto consulente finanziario, banchiere, ed infine gestore di fondi di investimento e consulente economico dei potenti – in una cavalcata di infinta solitudine, che si conclude con le sue confessioni, in punto di morte. Un libro palliativo, con un finale di speranza, che non ha nulla a che vedere con i potenti di cui parla lo scrittore.

Nell’immagine ne vedete alcuni: l’italiano Licio Gelli, che alla fine della guerra venne incaricato di gestire parte del patrimonio della Reichsbank e di organizzare gruppi paramilitari fascisti e preparare colpi di Stato; l’americano Henry Kissinger, che come Segretario di Stato americano ha dato l’ordine perché quei colpi di Stato ci fossero, o che almeno, in tutta Europa, per fermare l’avanzata elettorale della sinistra, ci fossero attentati inesplicati; l’inglese Francis Hoogewerf, che dopo la guerra, a Lussemburgo, ha inventato il mestiere di avvocato d’affari e di fiduciario offshore, il ticinese Tito Tettamanti che, per mezzo secolo, è stato il più potente fiduciario del mondo; lo svizzero François Genoud, amico personale di Adolf Hitler e suo ambasciatore in Asia Centrale, che dopo la guerra è diventato il banchiere di tutti i gruppi, specie nel mondo musulmano, che si opponevano al potere coloniale di chi aveva sconfitto la Germania; e l’egiziano Youssef Nada, accusato di essere il banchiere del terrorismo fondamentalista, e che, nell’immediato dopoguerra, ha gestito da Tangeri l’Operazione Odessa (quella per far scappare i gerarchi in Sudamerica) e, dalla seconda metà degli anni 50, è stato il regista per la costruzione delle moschee in Europa occidentale.

Alcuni di loro sono morti, gli altri sono estremamente anziani. Non sono più loro a manovrare il timone. Nel secolo della disfatta della democrazia e della vittoria del Grande Fratello (non solo nel senso orwelliano, ma anche in quello, più volgare, del successo dei reality shows), è assolutamente irrilevante chi sia al comando della nave e per quanto tempo. I nuovi allegri segreti potenti se ne fregano, hanno altri progetti, e nessuno li conosce. Noi cerchiamo di raccontarne quanti più possibile.

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