L’INFORMAZIONE CORROTTA

Pochi giorni fa, un’inchiesta di diverse testate internazionali ha identificato l’ennesimo personaggio che, a pagamento, conduce campagne giornalistiche internazionali per discreditare una singola persona. Una persona sconosciuta ai più, usata come simbolo di una campagna di odio. In questo caso si tratta del figlio di Youssef Nada, uno dei grandi banchieri della Fratellanza Musulmana, che in passato era stato collegato ad Al Qaeda.

Non era vero, era stata un’esagerazione voluta dal governo americano che, dopo l’11 settembre, cercava dei capri espiatori. È stata l’ultima volta, per anni, nella quale io abbia lavorato su incarico di un giornale. Anch’io ho partecipato alla campagna denigratoria contro il Signor Nada, e me ne vergogno, anche perché, in questo modo, per anni mi è stato impossibile capire la grandezza storica del personaggio, che ha accompagnato una parte importante dell’islam in un processo di coabitazione in Europa che è stato fondamentale per impedire che le migrazioni dai paesi arabi alla Francia, la Svizzera, la Germania e l’Italia diventassero problemi di gravità esplosiva – senza di lui le cose sarebbero andate molto ma molto peggio.

Non cerco scuse. Il mio capo mi disse: scrivi. Io avevo in mano un documento ufficiale degli Stati Uniti che asseriva (senza processo) che Nada fosse colpevole, e così ho scritto. Quando ho capito di essermi macchiato di una grave colpa deontologica, ho smesso di fare il giornalista.

Poi, nel frattempo, il giornalismo è morto di incapacità di ammodernare il metodo salvaguardando i principi originari. Si deve cercare di scrivere la verità, mettendola a disposizione di quante più persone possibile. Bisogna separare chiaramente i fatti dalle opinioni e, se possibile, rinunciare (da giornalista) ad esprimere opinioni. Invece, la stampa non è stata in grado di sopravvivere alla transazione dal cartaceo al digitale, ed oggi è fatta solo di opinioni. I fatti stessi sono morti, non c’è più nulla di credibile, solo Soloni nominati sul campo dell’entertainment e killer prezzolati, come quello che se la prende con il figlio di Youssef Nada.

I giornali non hanno più i soldi (e la capacità professionale) di pagare inchieste approfondite, sicché le uniche vere scoperte sono fatte da consorzi internazionali di giornalisti indipendenti (https://www.icij.org/) o da associazioni ecologiste. Per il resto, i giornali e le TV sono pieni di affermazioni non supportate da fatti, campagne di odio mediatico ed intrattenimento di dubbio gusto. A pagare, visto che non sono più i giornali, sono le lobbies delle aziende e degli Stati.

Nel caso in questione, tanto per cambiare, a pagare sono gli Emirati Arabi Uniti, lanciati in una folle rincorsa che, secondo loro, li porterà ad essere una delle nazioni economicamente, militarmente, tecnologicamente e culturalmente più potenti del mondo, permettendo alla loro ricchezza di sopravvivere l’eventuale fine dell’uso del petrolio. Ma non solo i soli a farlo: Russia, Cina, Stati Uniti, Israele, Arabia Saudita… la lista dei finanziatori di campagne d’odio è lunga.

Come opporci? Pubblicando le biografie di coloro che lavorano per queste campagne d’odio, dando un volto ed un nome a coloro che rifocillano di sciocchezze sanguinolente gente come Mario Giordano e Michele Santoro, e che nessuno conosce. In questo modo, nell’Europa sofferente in cui viviamo, siamo alleati delle organizzazioni ecologiste internazionali (che ci finanziano) e di gente come Luca & Paolo, oppure Crozza, o anche Luca Bottura, che mettono in ridicolo la cattiveria della sopercheria del potere.

Il nome del figlio di Nada non ve lo diciamo. La sua unica colpa è di essere un commerciante di successo che appartiene ad una frazione nemica della monarchia di Abu Dhabi. Non si occupa di politica, non è particolarmente religioso, è innocente. Quanto al nome di colui che, da un quarto di secolo, arricchisce infangando la reputazione degli avversari dei suoi clienti, vi promettiamo che scriveremo, con cognizione di causa, quando avremo ricercato abbastanza su di lui. Scoprirete che fa parte di una rete di personaggi di cui abbiamo già raccontato. Sono i lobbysti che, a colpi di dollari, comandano la politica senza avere mandato popolare e senza risponderne pubblicamente. Se c’è una campagna da fare, per salvare ciò che resta del giornalismo, è per renderli visibili e famosi. Che paghino per i loro eventuali errori o le loro eventuali bugie prezzolate.

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