PEMEX, TERMOMETRO DELLA TEMPERATURA MESSICANA

Il Messico è una nazione lussureggiante e ricca nel sottosuolo – e ciò nonostante è una nazione poverissima: uno Stato continuamente travolto da tumulti, massacri di bande criminali ed eserciti ribelli, con un governo centrale debole e corrotto, che risolve le questioni più controverse sparando sulla folla. Ad unire la nazione, ancora più di un fondamento nazionalista dovuto all’eterna contrapposizione con il gigante americano, è l’orgoglio per l’indipendenza energetica, dovuta agli eccezionali giacimenti di gas e di petrolio. Come hanno dimostrato i tumulti del gennaio 2017, il fatto che i guadagni del petrolio non vengano redistribuiti tra la gente, ma usati per finanziare il debito pubblico federale ed i costosi giocattoli dei politici corrotti, porta puntualmente la popolazione in strada, pronta a tutto, in un miscuglio di rabbia e di disperazione.

Perché il Messico è il paese in cui il controllo sul petrolio è da quasi duecento anni “inseparabile dal concetto di nazione“: una “passione politica” più che economica, trasformato da simbolo di “dominio e interferenza straniera” in un simbolo di “orgoglio, rispetto di sé e indipendenza[1]. Già i Maya, gli Aztechi e persino gli Olmechi, 1500 anni prima di Cristo[2], lo avevano scoperto (“documenti sopravvissuti e altre prove materiali mostrano che i popoli mesoamericani preispanici raccoglievano, lavoravano e usavano il bitume per diversi scopi, quali la decorazione, la sigillatura, l’impermeabilizzazione e come adesivo”[3]), ma, subito dopo l’invasione, lo sfruttamento dei pozzi è divenuto proprietà esclusiva della Corona spagnola[4].

Altrimenti, il petrolio allagava la jungla con le cosiddette chapopoteras, “zone caratterizzate dalla presenza di “fuochi eterni”, da altri come “occhi di catrame” o “lagune nere, viscose e fetide” e come delle “sgradevoli paludi fitte” in cui se gli animali fossero caduti sarebbero morti senza rimedio[5]. Gli Aztechi lo usano contro l’alitosi e nelle pratiche rituali[6], come illuminante che protegge dalle zanzare, ed infine come impermeabilizzante di pavimenti e pareti[7]. Lo sfruttamento industriale inizia nel 1884, sotto il presidente messicano Porfirio Diaz, con le prime concessioni petrolifere votate dal Congresso a società estere, e verrà rinnovato nel 1901[8].

Le concessioni petrolifere sono una delle cause scatenanti di una guerra civile durata un decennio, e divenuta famosa per le gesta del ribelle Emiliano Zapata, che si batteva per la nazionalizzazione dei giacimenti, per la fine del latifondismo e per tutti gli ideali libertari propri dei movimenti contadini che sorgono e prosperano negli anni di dittature[9]. Un’immagine iconica ripresa alla fine del 20° secolo dai ribelli del Chiapas, organizzati sotto la bandiera della EZLN Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale[10].

Nasce la PEMEX

Il primo pozzo petrolifero che verrà nazionalizzato nel 1938 – quello di El Ebano, aperto nel 1902[11]

La PEMEX (acronimo di Petróleos Mexicanos), nata come azienda di Stato, con il nome di Mexican Petroleum Co. il 18 marzo 1938[12], una creazione dell’esercito, fortemente voluta dal generale Lázaro Cárdenas del Rio, presidente messicano dal 1° dicembre 1934 al 1° dicembre 1940 – ancora oggi considerato l’uomo più popolare della storia politica nazionale[13], specialmente per la sua riforma agraria (con la fine del latifondismo)[14], per la nazionalizzazione dell’industria petrolifera[15], per aver accolto i repubblicani spagnoli in fuga dalla guerra civile[16] e, soprattutto, aver contenuto l’imperialismo statunitense in politica estera[17].

Pemex è stata a lungo una delle principali fonti di entrate per il governo, contribuendo fino ad oltre un terzo del bilancio nazionale (il 37% nel 2007[18]), sebbene il suo contributo al PIL nazionale sia diminuito, con la crescita complessiva dell’economia messicana, nel 21° secolo[19]. Una diminuzione dovuta però anche a grossi problemi strutturali di una compagnia che non ha saputo modernizzarsi, tanto che, a fine 2021, ci sono volti interventi sulla stampa per rassicurare la popolazione sulla capacità di Pemex di coprire il fabbisogno nazionale di energia[20].

I primi giacimenti di petrolio sono stati scoperti nel 1890, e il primo pozzo è entrato in funzione nel 1901[21] a Ebano: inizia così una vera corsa al petrolio, che porta il Messico, nel 1928, ad essere il secondo produttore di idrocarburi del mondo[22], con 85 compagnie attive, tra cui PanAm, Gulf, Texaco, Sinclair, Jersey Standard, Standard of Indiana, BP e Shell[23]. Dopo quella data, l’esplosione di movimenti di protesta violenti e l’inizio di una forte instabilità politica, hanno portato la produzione al tracollo[24]. A causare tale debacle produttiva non è stata solo la situazione politica interna, ma l’introduzione di leggi sulla protezione dei lavoratori e dei costi il trasporto su rotaia, che hanno fatto crescere a dismisura i costi di produzione, e successivamente la promulgazione di leggi contro la speculazione finanziaria[25].

In ogni caso, il boom petrolifero messicano coincide con il definitivo decollo dell’industria petrolifera a livello mondiale, determinato dalla crescente produzione di carburanti per i motori, specie quelli navali, e dall’impulso dovuto alla crescita del settore automobilistico e dalla nascita dell’aviazione[26]. L’entrata in vigore delle nuove leggi corrisponde alla fine di un quarto di secolo in cui il Messico è stato travolto da una dozzina di colpi di Stato[27]. Ogni rivoluzione politica ha portato con sé un aumento delle accise, perché ogni esercito ribelle, una volta conquistato il potere, ha pagato i propri debiti con i proventi del petrolio[28].

La nascita di Pemex è il segnale della fine del periodo dello sfruttamento artigianale e selvaggio, ed il tentativo di regolarizzare l’intero settore con la nazionalizzazione dei giacimenti[29]. La decisione di nazionalizzare è stata presa dopo aver scoperto che i lavoratori non beneficiavano di alcuna forma di tutela, che guadagnavano il 90% meno della media americana, senza assistenza sanitaria, senza pensione – e con alle spalle una frode fiscale, perpetrata dalle società straniere, che ammontava a 150 milioni di pesos: una cifra immensa, se pensiamo che la soddisfazione delle giuste richieste degli operai sono costate 26 milioni di pesos[30].

Ancora oggi, Pemex ha una licenza per il 97% dei pozzi petroliferi messicani[31] e, dopo gli anni della crisi, con un programma di esplorazioni e prospezioni (ad esempio negli stati di Tabasco e Chiapas, ed al largo della baia di Campeche nel Golfo del Messico[32]), tra il 1976 ed il 1982 Pemex ha triplicato la propria produzione di greggio[33], è tornato ad essere uno tra i maggiori esportatori di petrolio[34] e, dopo una serie di anni dai risultati altalenanti[35], nel 2004 ha raggiunto la cifra record di 3,4 milioni di barili al giorno[36]. Da lì in poi le cose hanno ricominciato ad andare male, tanto che, nel 2019, la produzione era scesa, rispetto al 2004, dell’80%[37]. Le cause: il deficit dello Stato e la corruzione hanno divorato gli utili, e non è stato possibile modernizzare gli impianti o aprirne di nuovi sicché, nel 2014, è stata riaperta la porta alle multinazionali[38].

1979: il disastro della Baia di Campeche

Ciò che resta della trivella di Ixtoc, anni dopo l’incidente[39]

Il Golfo del Messico costituisce un importante sottosistema all’interno di un grande ecosistema marino[40]. A causa della sua biodiversità, si tratta di un’area strategica nei piani nazionali per lo sviluppo economico del Messico. La scoperta di riserve di combustibili fossili nei fondali marini, negli anni ’70, ha accelerato l’espansione dell’industria petrolifera nazionale finché, nel 1979, nel pozzo esplorativo Ixtoc, a causa di un’infiltrazione di gas durante la fase di perforazione, accompagnato dal mancato funzionamento del sistema di sicurezza, si verifica una drammatica esplosione[41]. Nonostante il pronto intervento degli operatori, si registra una delle più grandi fuoriuscite di petrolio della storia[42]. La bonifica dell’intera zona costa alla Pemex 100 milioni di dollari, nonostante si siano evitati processi sulle richieste di risarcimento[43]. Il pozzo erutta per 297 giorni, scaricando quasi 3 milioni di barili di petrolio nel Golfo del Messico, fino alle coste del Texas, prima che si riesca a chiudere la falla con il cemento[44]. Le vere cause dell’incidente sono tuttora sconosciute[45]. I tentativi di valutare l’entità del danno ambientale sono falliti alla mancanza completa di dati ufficiali e verificabili[46].

1992: le esplosioni di Guadalajara

La scia di devastazione lasciata dalle esplosioni di Guadalajara[47]

Dopo una lunga indagine della magistratura[48], quattro dirigenti di Pemex, il Sindaco della città ed alcuni funzionari, vengono ritenuti responsabili delle nove esplosioni di gas, avvenute a Guadalajara nell’aprile del 1992, che hanno distrutto 20 isolati del centro della seconda città più grande del Messico, uccidendo 194 persone: per evitare noie avevano omesso di occuparsi di alcune persistenti esalazioni di gas e della relazione dei tecnici che avevano preventivato la possibilità dell’esplosione della rete fognaria, infiltrata dal gas[49].

Il gas viene da alcune falle dell’oleodotto di Pemex, e la situazione della sicurezza è talmente assurda che, durante le indagini, non si riesce nemmeno a capire quali gas siano stati riversati nelle fogne[50]: “A Città del Messico, (…) Pemex e società private potrebbero condividere la responsabilità delle esplosioni. (…) Potrebbero essere stati coinvolti più tipi di gas. Diversi quartieri del centro città sono stati evacuati dopo che i lavoratori della Pemex hanno scoperto che la benzina che fuoriusciva da un gasdotto si stava infiltrando in una strada trafficata del centro. Il gasdotto (…) corre sotto la linea fognaria esplosa”[51]. La conclusione dell’inchiesta è univoca: “la perdita di vite umane avrebbe potuto essere evitata se i funzionari avessero agito in modo responsabile e avviato un’evacuazione dell’area[52].

I disordini seguiti alla diffusione del rapporto della magistratura hanno indotto sindaco e funzionari coinvolti a dimettersi ed a cercare di espatriare[53]. La vicenda giudiziaria è stata lunga ed alla fine le vittime si sono viste beffate: i responsabili del disastro sono rimasti impuniti[54]. Il 10 ottobre 1997, la Commissione interamericana per i diritti umani (IACHR) ha denunciato il Messico per la negligenza dei dipendenti di Pemex[55]. Con la stessa petizione, hanno indicato lo Stato del Messico responsabile per la successiva mancata indagine sui fatti, per aver lasciato impuniti i colpevoli e per gli atti di repressione nei confronti di chi chiedeva giustizia[56].

2012-2013: gli incidenti di Reynosa e di Ciudad do Mexico

La scena dell’esplosione di Reynosa[57]

Il 19 settembre 2012, un’esplosione nell’impianto di distribuzione di gas naturale della Pemex a Reynosa, al confine tra gli Stati Uniti ed il Messico, ha ucciso 30 persone e ne ha ferite 46, provocando un’ondata di indignazione perché gli operai morti non erano dipendenti di Pemex, ma operai di aziende operanti a cottimo e non qualificato[58], una scelta dovuta alla mancanza di liquidità di Pemex[59]. C’è il sospetto che l’incidente sia dovuto ad un fallito tentativo di furto di carburante (un problema con cui la Pemex è confrontata da anni)[60]. Sta di fatto che, per l’ennesima volta[61], i sistemi di sicurezza non hanno funzionato, in modo che nessuno si sia accorto che stava per accadere[62].

Il 31 gennaio 2013, in un’esplosione negli uffici amministrativi di Pemex a Città del Messico, 37 persone sono state uccise e 126 sono rimaste ferite – anche in questo caso per cause mai identificate[63], anche se ci sono stati sospetti che si trattasse di un attentato[64]. Le reazioni politiche portano il governo vicino al collasso[65], e ad una serie di teorie complottistiche, come quella di un attacco da parte della gang criminale Las Zetas[66], cha da anni sfrutta la debolezza infrastrutturale di Pemex rubando idrocarburi per rivenderli di contrabbando, costando all’azienda circa 1 miliardo di dollari all’anno[67]. Negli Stati uniti si procede all’arresto degli operatori che vendono il petrolio e nascondo i proventi del contrabbando per conto dei Las Zetas[68], il che ha portato anche ad un’ondata di violenze e di arresti in Messico[69].

Comunque sia la lista degli incidenti, o presunti tali, che hanno interessato la Pemex ha continuato ad allungarsi negli anni facendo registrare un incendio sulla piattaforma Abkatun A nel Golfo del Messico meridionale il 1 aprile 2015, una grande esplosione e un incendio nell’impianto di Clorinato 3 dell’azienda a Coatzacoalcos il 20 aprile 2016, l’incendio sulla petroliera “Burgos” al largo di Boca del Río il 24 settembre 2016, un’esplosione su un gasdotto che passava attraverso il villaggio di Tlauhuelilpan (Hidalgo) il 18 gennaio 2019, l’esplosione di un gasdotto di proprietà di Pemex nel Golfo del Messico il 2 luglio 2021 seguita il 24 agosto da un incendio di una piattaforma petrolifera[70].

2014: L’operazione Car Wash

L’immenso impianto Ethylene XXI, per la cui costruzione sono state pagate tangenti milionarie[71]

L’operazione “Car Wash” (Operação Lava Jato) è un’indagine della polizia federale del Brasile, partita a marzo del 2014 e conclusa nel febbraio del 2021: nata come un’indagine sul riciclaggio di denaro, si è allargata a fatti di corruzione legati all’azienda petrolifera brasiliana Petrobras, prende il nome dal fatto che la prima perquisizione è stata fatta in un autolavaggio di Brasilia, e con il tempo si è allargata anche a fatti illeciti legati ad aziende straniere, come Pemex[72]. Nel mirino della magistratura finiscono quattro contratti firmati dall’azienda messicana col gruppo commerciale brasiliano Odebrecht: a) uno firmato nel febbraio del 2010 con Braskem e Grupo Idesa per la fornitura di etanolo per il complesso Ethylene XXI di Coatzacoalcos; due firmati nel febbraio del 2014 e nel novembre del 2015 per la costruzione delle raffinerie Miguel Hidalgo Tula I e Tula II; ed infine uno firmato nel novembre del 2014 per potenziare la raffineria di Salamanca[73].

L’analisi della documentazione brasiliana ha lanciato una nuova inchiesta, stavolta limitata al Messico[74]. L’ex amministratore delegato di Pemex si è rifugiato in Spagna, ed ora si attende l’esito di una procedura di estradizione[75]. Si indaga su numerosi manager del gruppo petrolifero, e questo apre la porta, ovviamente, ad inchieste penali sui presidenti che li hanno personalmente nominati[76].

Le violazioni dei diritti umani

La polizia federale si prepara ad attaccare i lavoratori della Pemex in rivolta[77]

Tutto questo accade in un quadro di ripetute violazioni dei diritti umani, riassunti in un esempio iconico, quello di un operaio cui è stata rifiutata l’assistenza medica in un ospedale della Pemex, perché suo figlio è un membro del sindacato UNTyPP Unión Nacional de Técnicos y Profesionistas[78], e la decisione successiva di rifiutare le cure ai malati di cancro che hanno in tasca la tessera del sindacato[79]. Fino ad oggi, chiunque aderisca a UNTyPP perde il lavoro, il che vuol dire migliaia di lavoratori qualificati che sono stati gettati sulla strada[80], perseguitati giuridicamente[81] e persino fatti oggetto di un attacco cibernetico per distruggere i dati da loro contenuti sui computer personali[82].

Per fortuna, nel 2021 ha aderito ad un accordo internazionale con il Canada e gli Stati Uniti, che protegge i diritti dei lavoratori, proibisce i turni consecutivi di 32 ore (che sono la regola per Pemex), le vessazioni e le violenze personali, ed i licenziamenti indiscriminati[83]. Un’umiliazione per la classe politica messicana, ma anche per il popolo, che è costretto a chiedere giustizia agli odiati vicini degli Stati Uniti. Perché, nell’evolversi minaccioso di un paese diviso da odi imperituri, dilaniato dallo strapotere delle gang criminali, insanguinato dalle lotte civili tra esercito e ribelli, con una megalopoli come capitale che è da tempo al di là dei limiti di sopportazione dell’ecosistema e, come Mumbai, si è trasformata in una trappola, e non solo per i più poveri, il Messico conosce movimenti di protesta locali, ma nessuna organizzazione secessionista. Se c’è una cosa che un messicano sa, è che ama il proprio paese, e che avrebbe bisogno di una società petrolifera che funzioni, e gli permetta di vivere in pace.

 

[1] Alan Riding, “Distant Neighbors: A Portrait of the Mexicans”, Vintage Books, New York 1989

[2] Michael D. Coe, “America’s first civilization: Discovering the Olmecs”, The Smithsonian Library, New York 1968

[3] https://www.researchgate.net/profile/Carl-Wendt/publication/223561773_How_the_Olmec_Used_Bitumen_in_Ancient_Mesoamerica/links/5ed93889458515294531eecd/How-the-Olmec-Used-Bitumen-in-Ancient-Mesoamerica.pdf?origin=publication_detail

[4] https://civiltaprecolombiane.wordpress.com/civilta-degli-olmechi/

;  https://www.researchgate.net/profile/Carl-Wendt/publication/223561773_How_the_Olmec_Used_Bitumen_in_Ancient_Mesoamerica/links/5ed93889458515294531eecd/How-the-Olmec-Used-Bitumen-in-Ancient-Mesoamerica.pdf?origin=publication_detail

[5] María C. Rosano Hernández ,“El chapopote y las chapopoteras del Golfo de México. Reseña sobre el descubrimiento y usos del petróleo”. Primera edición, México 2013 D.R. ©. 2012, Instituto Mexicano del Petróleo. https://backend.aprende.sep.gob.mx/media/uploads/tmp/resources/SEN11-2013-LB01.pdf

[6] “Questo rito era legato, secondo lo specialista, al culto di Tezcatlipoca, divinità azteca del cielo notturno, creatrice e allo stesso tempo distruttrice, legato alla purezza e al peccato, inventore del fuoco e protettore dei principi.” https://www.inah.gob.mx/en/boletines/3126-chapopote-uso-milenario

[7] https://www.inah.gob.mx/en/boletines/3126-chapopote-uso-milenario

[8] https://www.memoriapoliticademexico.org/Efemerides/12/24121901.html

[9] John Womack Jr., “Zapata and the Mexican Revolution”; Vintage Books, New York 1968

[10] Juan Ponce de Leon, “Our word is our weapon, selected writings off Subcomandante Marcos”, Seven Stories press, New York 2001

[11] https://publishing.cdlib.org/ucpressebooks/view?docId=ft3q2nb28s;chunk.id=0;doc.view=print

[12] https://www.udg.mx/es/efemerides/18-marzo

[13] https://it.thpanorama.com/blog/historia/lzaro-crdenas-del-ro-biografa-y-caractersticas-de-su-gobierno.html ; https://historiamexicana.colmex.mx/index.php/RHM/article/download/865/756 https://inehrm.gob.mx/recursos/Libros/Lazaro_CardenasMLT1.pdf pag.15

[14] https://inehrm.gob.mx/recursos/Libros/Lazaro_CardenasMLT1.pdf pp.321-334

[15] https://inehrm.gob.mx/recursos/Libros/Lazaro_CardenasMLT1.pdf pp.345-353

[16] https://www.reteparri.it/wp-content/uploads/ic/IC_248_2007_2_r.pdf

[17] “Le americhe e la civiltà”, di Darcy Ribeiro, ed.Einaudi, Torino, 1975, pag.146-150

[18] https://www.confindustria.pu.it/allegati/monografie/200804_messico.pdf

[19] https://oilgasnews.it/nel-2021-i-ricavi-di-pemex-saranno-di-64-000-milioni-di-euro/

[20] https://oilgasnews.it/nel-2021-i-ricavi-di-pemex-saranno-di-64-000-milioni-di-euro/

[21] https://it.thetopknowledge.com/petrleos-mexicanos-mexican-company

[22] https://www.theblackbag.org/golfo-messico/

[23] https://www.areadiservizio.eu/wp-content/uploads/2020/10/AdS_5_2020_web.pdf pp. 90-92; Mario Monti, L’Italia e il mercato mondiale del petrolio, Tipografia Sallustiana, 1930

[24] https://www.areadiservizio.eu/wp-content/uploads/2020/10/AdS_5_2020_web.pdf pp. 90-92.

[25] https://www.areadiservizio.eu/wp-content/uploads/2020/10/AdS_5_2020_web.pdf

[26] J. Noriega, “Influencia de los hidrocarburos en la industrialización de México”, Vol. 3 (México D.F., 1944), p.211.

[27] https://web.stanford.edu/class/polisci313/papers/Haber-RazoFeb25.pdf

[28] “México y Estados Unidos en el conflicto petrolero (1917-1942)” pp. 34 e seguenti https://www.cervantesvirtual.com/obra/mexico-y-los-estados-unidos-en-el-conflicto-petrolero-1917-1942-924444/

[29] https://www.udg.mx/es/efemerides/18-marzo

[30] https://www.udg.mx/es/efemerides/18-marzo

[31] https://sicurezzainternazionale.luiss.it/2020/01/23/la-produzione-petrolio-del-messico-diminuita-del-7-nel-2019/

[32] https://www.britannica.com/place/Mexico/World-War-II-1941-45 ; https://earthobservatory.nasa.gov/images/79153/gas-flares-in-bahia-de-campeche

[33] “The Mexican Oil Boom: 1977-1985” Michael Gavin, Office of the Chief Economist Inter-American Development Bank P.6 https://core.ac.uk/download/pdf/6441657.pdf

[34] Area di Servizio, n. 5/2020, pp. 90-92. https://www.areadiservizio.eu/la-rivista/

[35] https://www.ageitalia.net/uploads/services/docs/sv0624-5e91536e31428.pdf P.7 ed https://www.statista.com/statistics/543590/crude-oil-production-of-pemex/

[36] https://sicurezzainternazionale.luiss.it/2020/01/23/la-produzione-petrolio-del-messico-diminuita-del-7-nel-2019/

[37] https://sicurezzainternazionale.luiss.it/2020/01/23/la-produzione-petrolio-del-messico-diminuita-del-7-nel-2019/

[38] https://oilgasnews.it/pemex-e-al-nono-posto-tra-le-aziende-piu-indebitate-al-mondo/

[39] https://www.westend61.de/en/imageView/CUF48041/reef-life-and-old-wrecks-alacranes-campeche-mexico

[40] Sherman, K. (1994). Sustainability, biomass yield, and health of coastal ecosystems: an ecological perspective. Mar. Ecol. Progr. Ser. 112, 277–301; Kumpf, H., Steidinger, K., and Sherman, K. (1999). The Gulf of Mexico Large Marine Ecosystem: Assessment, Sustainability and Management. Malden, MA: Blackwell Science Ltd., 704

[41] https://www.reuters.com/article/idUSTRE64N57U20100524

[42] https://www.reuters.com/article/idUSTRE64N57U20100524

[43]https://www.reuters.com/article/idUSTRE64N57U20100524 ; https://tind-customer-berkeleylaw.s3.amazonaws.com/f7d46cf1-09d7-4a29-9a02-bff74d66862e?response-content-disposition=attachment%3B%20filename%2A%3DUTF-8%27%27fulltext.pdf&response-content-type=application%2Fpdf&X-Amz-Algorithm=AWS4-HMAC-SHA256&X-Amz-Expires=86400&X-Amz-Credential=AKIAXL7W7Q3XNDXVUP4O%2F20220401%2Feu-west-1%2Fs3%2Faws4_request&X-Amz-SignedHeaders=host&X-Amz-Date=20220401T155044Z&X-Amz-Signature=c43ff8e4d83989871403186a1d55e95767145ff9bafe1b53382913be8a684aba ; https://www.congress.gov/94/statute/STATUTE-90/STATUTE-90-Pg2891.pdf § 1604 con eccezioni previste dai§§ 1605-1607 in Chapter 97.—JURISDICTIONAL IMMUNITIES OF FOREIGN STATES

[44] https://www.reuters.com/article/idUSTRE64N57U20100524

[45] https://www.reuters.com/article/idUSTRE64N57U20100524

[46] https://fjfsdata01prod.blob.core.windows.net/articles/files/116502/pubmed-zip/.versions/1/.package-entries/fmars-01-00057/fmars-01-00057.pdf?sv=2018-03-28&sr=b&sig=AQNsoofYyjj1Can%2BLCty3Lu9NjpMNEFRmiOUXUZlGfA%3D&se=2022-04-01T11%3A28%3A34Z&sp=r&rscd=attachment%3B%20filename%2A%3DUTF-8%27%27fmars-01-00057.pdf

[47] https://alchetron.com/1992-Guadalajara-explosions

[48] “The Damnificados of Guadalajara: The Politics of Domination and Social Movement Protest” di John Shefner e John Walton, in International Journal of Urban and Regional Research, 1993 pp. 611-621

[49] https://web.archive.org/web/20080309011900/http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,975488,00.html

[50] https://www.latimes.com/archives/la-xpm-1992-04-25-mn-878-story.html

[51] “In Mexico City, a top government official suggested that Pemex and private companies may share responsibility for the explosions. The official, who asked that his name not be published, added that more than one type of gas may have been involved. In a new development, several neighborhoods in the city center were evacuated Thursday and Friday after Pemex workers discovered that gasoline leaking from a pipeline was seeping onto a busy downtown street. The pipeline is used to transfer gasoline from a nearby Pemex storage facility and runs under the sewer line that exploded” da Los Angeles Times 25 April 1992 https://www.latimes.com/archives/la-xpm-1992-04-25-mn-878-story.html

[52] https://www.latimes.com/archives/la-xpm-1992-04-27-mn-630-story.html

[53] https://www.latimes.com/archives/la-xpm-1992-04-27-mn-630-story.html

[54] http://hrlibrary.umn.edu/cases/17-03.html

[55] http://hrlibrary.umn.edu/cases/17-03.html

[56] http://hrlibrary.umn.edu/cases/17-03.html

[57] https://www.agweb.com/news/machinery/100-ideas/reynosa-pipeline-rupture-sends-us-natural-gas-south

[58] https://digitalrepository.unm.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=1014&context=la_energy_notien

[59] https://digitalrepository.unm.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=1014&context=la_energy_notien

[60] https://digitalrepository.unm.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=1014&context=la_energy_notien

[61] https://digitalrepository.unm.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=1014&context=la_energy_notien

[62] https://digitalrepository.unm.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=1014&context=la_energy_notien

[63] https://www.nytimes.com/2013/02/01/world/americas/explosion-in-mexico-city-at-oil-company-headquarters.html

[64] https://www.nytimes.com/2013/02/01/world/americas/explosion-in-mexico-city-at-oil-company-headquarters.html ; https://insightcrime.org/news/analysis/pemex-blast/

[65] https://insightcrime.org/news/analysis/pemex-blast/

[66] https://insightcrime.org/news/analysis/pemex-blast/ ; https://www.repubblica.it/esteri/2013/07/17/news/zetas_lorgia_del_potere_narcos-63136477/ ; https://valori.it/narcos-petrolio-bond-spazzatura-messico/

[67] https://insightcrime.org/news/analysis/pemex-blast/ ; https://insightcrime.org/news/analysis/oil-theft-is-big-business-for-mexican-gangs/ ; https://insightcrime.org/news/analysis/two-attacks-on-pemex-highlight-increasing-dangers/

[68] https://insightcrime.org/news/analysis/pemex-blast/

[69] https://www.repubblica.it/esteri/2013/07/17/news/zetas_lorgia_del_potere_narcos-63136477/

[70] https://es.wikipedia.org/wiki/Petr%C3%B3leos_Mexicanos#V%C3%A9ase_tambi%C3%A9n

[71] https://www.ulmaconstruction.com/en/projects/industrial-energy-structures/ethylene-xxi-production-plant-%20coatzacoalcos-veracruz-mexico

[72] https://www.chemanager-online.com/en/news/pemex-details-contracts-car-wash-probe

[73] https://www.chemanager-online.com/en/news/pemex-details-contracts-car-wash-probe

[74] https://www.upstreamonline.com/politics/lozoya-case-could-be-mexicos-car-wash/2-1-854380

[75] https://elpais.com/mexico/2022-01-26/el-exdirector-de-pemex-emilio-lozoya-seguira-en-prision-por-el-caso-odebrecht.html ;  https://www.upstreamonline.com/politics/lozoya-case-could-be-mexicos-car-wash/2-1-854380

[76] https://www.upstreamonline.com/politics/lozoya-case-could-be-mexicos-car-wash/2-1-854380 ; https://www.upstreamonline.com/politics/energy-reform-rollback-threat-raises-alarms-in-mexico/2-1-854222

[77] https://www.vox.com/2014/11/12/7194603/mexico-protests-iguala-massacre

[78] https://arquidiamantina.org/it/pemex-italiano/

[79] https://arquidiamantina.org/it/pemex-italiano/

[80] https://www.industriall-union.org/archive/imf/pemex-workers-forced-to-resign-from-union

[81] https://arquidiamantina.org/it/pemex-italiano/

[82] https://arquidiamantina.org/it/pemex-italiano/ ; https://www.pcrisk.it/guide-per-la-rimozione/9456-doppelpaymer-ransomware

[83] https://ustr.gov/trade-agreements/free-trade-agreements/united-states-mexico-canada-agreement/agreement-between e https://www.cbp.gov/sites/default/files/assets/documents/2020-Sep/USMCA%20Implementing%20Instructions%20%28CBP%20Pub.%20No.1118-0620%29%20%282020-06-30%29_ES.pdf ; https://www.business-humanrights.org/es/últimas-noticias/méxico-unión-nacional-de-técnicos-y-profesionistas-petroleros-untypp-denunciarán-a-petróleos-mexicanos-pemex-en-l%C3%ADnea-roja-del-t-mec-por-violaciones-a-derechos-laborales/

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