L’ANGOSCIOSO TRAMONTO DELLA PESCA IN ITALIA

Negli ultimi dieci anni si sono susseguiti sei governi alla guida dell’Italia. Questi sei governi sono responsabili per aver provocato una crisi forse irrisolvibile dell’industria ittica italiana: e lo hanno fatto per incapacità ed ignavia. Mentre i sogni di Matteo Renzi su nuove trivellazioni sono morti con il referendum contro lo sfruttamento petrolifero delle nostre acque, Luigi Di Maio e Giuseppe Conte sono responsabili di non aver fatto nulla per evitare un disastro. Se, da parte italiana, attualmente regna la confusione, e l’Unione Europea si rifiuta di prendere posizione, i francesi e la Nazioni Unite mettono in pratica i diritti acquisiti – e questo regala ai governi di Croazia, Algeria, Tunisia, Turchia e Libia la possibilità di spadroneggiare impunemente fin quasi di fronte ai porti della Sicilia. Una situazione intollerabile, e non solo in base alle grandi tradizioni marinare del nostro popolo: anche noi abbiamo una popolazione da sfamare…

Quando, il 2 ottobre 1935, Benito Mussolini risponde ad una lettera ufficiale della Società delle Nazioni, che condanna l’Italia per l’aggressione all’Abissinia, lui definisce gli italiani come “un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori, di trasmigratori” – una frase per difendere l’orgoglio del giovane paese (l’Italia unita ha da poco compiuto 65 anni di vita), che viene incisa sul Palazzo della Civiltà, nel quartiere EUR, fatto costruire dal fascismo per l’esposizione universale del 1942, annullata dalla guerra, e che sarà completato nel 1960 per l’edizione romana dei Giochi Olimpici[1].

Il Duce si è dimenticato di aggiungere: di pescatori. Dopo che, per millenni, la pesca era stata un’attività di sussistenza legata alla vita sui litorali, nel 1866, dopo la conquista di diversi porti sull’Adriatico e la sconfitta della flotta austro-ungarica, che provvedeva anche ad un commercio di pesce salato con le provincie interne dell’Impero, la giovane nazione italiana, straziata dalla guerra, dalla miseria e dall’arretratezza infrastrutturale, scopre la pesca come attività industriale. Dieci anni dopo le aziende ittiche nate nei porti dell’Adriatico settentrionale (Istria, Friuli e Veneto) pescano, salano, affumicano e vendono 90 tonnellate di pesce all’anno – in una nazione il cui totale è di 240 tonnellate, solo perché le popolazioni della Sicilia e della Sardegna vivono quasi esclusivamente di questo[2].

I numeri del declino

Lo spaccato statistico della pesca in Italia[3]

Ma non è solo questo, il motivo: l’Adriatico è più pescoso del Tirreno, sicché, nel secondo dopoguerra, l’industria ittica italiana parte proprio da questo mare, per poi svilupparsi grazie alle migliorie tecniche della pesca stessa e dei sistemi di conservazione e trasformazione del pescato[4]. Dopo gli anni d’oro, intorno al 1970, la pesca intensiva ha gravemente ridotto la fauna mediterranea, per cui tutti i paesi – Italia compresa – anche se, per numero di addetti, il 69% dei lavoratori dell’ittica lavora ancora nella cattura[5], hanno iniziato ad investire nella pesca in cattività, tanto che, negli ultimi 10 anni, Italia, Spagna e Polonia hanno ricevuto aiuti dell’Unione superiori ai 320 milioni, ovvero quasi il 40% della spesa europea per l’ittica[6].

Così la flotta dei pescherecci italiani è diminuita, dal 1995 ad oggi, di circa un terzo[7], abbandonando l’Adriatico per la Sicilia, che da sola contribuisce con circa un terzo della stazza totale[8]. Una riduzione compensata dall’aumento del pescato pro barca e dall’aumento dei prezzi al mercato, saliti da 0,5 euro al chilo del 1976 ai 3,5 euro al chilo del 2009 ed ai 5,9 del 2019[9]. La quantità del pescato italiano continua a diminuire (230’000 tonnellate nel 2010, 177’000 tonnellate nel 2019), il consumo cresce e, quindi, una percentuale crescente dei prodotti ittici consumati sulle tavole degli italiani viene dall’estero, specie dalle flotte norvegesi ed islandesi[10].

Per invertire la tendenza ci sarebbe la necessità di un cambiamento strutturale che, allo stato attuale, è impensabile. Il fatto che il genere umano abbia depredato ed avvelenato i mari non è solo una questione legata al Mediterraneo, ma è un problema su scala mondiale che ha causato, negli ultimi 80 anni, una profonda trasformazione dell’intero settore: a catturare cifre importanti sono flotte in grado di pescare in acque internazionali ed a grandi profondità: una flotta del genere non si improvvisa, costa enormi cifre e, oramai, si trova di fronte nazioni come la Cina, la cui industria ittica immette sul mercato, annualmente, 81 milioni di tonnellate di pesce, i tre quarti dei quali proviene dall’acquacoltura[11].

Ma ci sono 84 milioni di tonnellate di pesce che vengono catturate nelle acque internazionali dell’Oceano Pacifico[12] da flotte indonesiane, indiane, vietnamite, russe ed americane – mentre il totale dell’industria ittica italiana fa fatica a raggiungere gli 0,2 milioni di tonnellate annue, il che ci colloca oltre il 50% posto tra i paesi più importanti della pesca mondiale[13]. A ciò va aggiunto il calcolo dell’agenzia delle Nazioni Unite per i problemi alimentari (FAO), che ritiene i dati ufficiali non credibili, e teme che ci sia un 30% di pescato in più, proveniente dalle acque internazionali, e catturato in aperta violazione di tutti i trattati internazionali[14]. La FAO cerca di monitorare come può la situazione, ma l’unico risultato tangibile è una serie infinita di rapporti sulla scomparsa della pesca da un numero sempre crescente di aree marine[15].

Per questo motivo, la lotta politica, diplomatica e militare sulle acque territoriali, specie in un ambito ristretto come quello del Mediterraneo, è diventata una spietata lotta per la sopravvivenza, perché le aree più redditizie per i molluschi, il pesce azzurro ed i pochi tonni rimasti fanno la differenza: se non vengono difesi, i nostri pescatori spariranno entro una generazione, e l’Italia diventerà l’unica nazione al mondo circondata dal mare e senza un’industria ittica.

La carta ittica dell’Italia: in blu le acque territoriali e le Zone economiche esclusive, in verde quelle assegnate dal Trattato di Montego Bay nel 1982, le linee nere definiscono gli attuali confini ufficiali, le aree versi sono quelle su cui ci sono dispute in atto[16]

Secondo gli accordi presi dopo la Seconda Guerra Mondiale, ad ogni nazione viene garantita l’intangibilità delle proprie acque territoriali: queste si estendono per 12 miglia marine (circa 22 km) da ogni costa, come stabilito in via definitiva dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (Trattato di Montego Bay) il 10 novembre 1982, dopo anni di estenuanti trattative dirette dal maltese Arvid Pardo, che è il padre della pace mondiale sul mare[17]. Al di là di quell’esiguo tratto di mare, il trattato di Montego Bay prevede la creazione di Zone Economiche Esclusive (EEZ), dell’ampiezza di 370 km (200 miglia marine)[18] e che, ovviamente, collidono l’una con le altre: trattandosi di un accordo ONU, la gestione delle EEZ viene affidata ad una delle sue agenzie – la FAO Food and Agriculture Organization, che ha sede a Roma[19].

All’Italia viene assegnata una EEZ, che comprende l’Adriatico, lo Ionio, il Tirreno, il Mare di Sardegna, il Mare di Sicilia ed il Mar Ligure[20]. Se, nel 1982, questo accordo venne accettato dalla Jugoslavia e dai paesi africani per la loro debolezza politica e per la carenza di una flotta comunque in grado di contrastare i pescatori italiani, con il passare del tempo le cose sono molto cambiate, e negli ultimi anni sia la Croazia, sia l’Algeria, hanno avanzato pretese per l’estensione di una propria EEZ[21].

Per risolvere la questione, questi due paesi hanno presentato una richiesta formale alle Nazioni Unite, ed all’Italia è stata chiesta una risposta formale, che è stata anch’essa presentata alle Nazioni Unite che, in una fase successiva, cercano una mediazione e prendono una decisione. Se l’Italia non avesse risposto, la richiesta dal paese che ha inoltrato le pretese sarebbe stata considerata accettata ed inserita nelle mappe della FAO: una procedura fortemente criticata da tutte le associazioni di pescatori, ma tuttora in vigore[22].

Gli accordi di Caen

Mauro Pili, deputato della Regione Sardegna, coordina le proteste dei pescatori sardi contro l’Accordo di Caen[23]

L’alternativa è risolvere i contenziosi con trattative bilaterali, come hanno fatto Francia ed Italia, con un negoziato iniziato nel 2009 e concluso con un Trattato, l’Accordo di Caen, il 21 marzo del 2015: “un accordo riguardante alla definizione dei confini marittimi, rideterminando le linee di demarcazione tra le acque territoriali italiane e francesi e le zone sotto giurisdizione nazionale oltre i confini territoriali”[24]. Un Trattato firmato dai Ministri degli Esteri Paolo Gentiloni e Laurent Fabius, dal Primo Ministro Matteo Renzi e dal presidente francese François Hollande – un accordo ambito da Parigi, che per i suoi pescatori ottiene delle aree estremamente pescose del Mar Ligure[25], del Mare di Sardegna e persino del Mar Tirreno, in cambio di acque più profonde nelle quali il governo Renzi spera di poter trovare gas, petrolio e minerali strategici[26]. Speranze mai tramutate in realtà.

Le violente reazioni dei pescatori italiani, dopo la caduta del governo Renzi, portano al cosiddetto Trattato del Quirinale del 26 novembre 2021[27], che si occupa di politica europea, difesa militare, sicurezza, economia, industria, transizione ecologica e digitale, cultura, giovani e persino di industria spaziale[28], ma non concerne in alcun modo le questioni di confine definite dall’ Accordo di Caen[29]. Nonostante l’Italia non abbia mai ratificato l’Accordo di Caen, la Francia lo ha fatto e, a partire dalla fine del 2015, lo ha regolarmente applicato[30].

Questo solleva le ire di alcuni senatori , che rivolgono un’interpellanza al Ministro degli Esteri Luigi Di Maio, per capire come sia possibile l’assegnazione “dell’esclusiva economica alla Francia sulla “fossa del cimitero”, tra Ventimiglia e Mentone, e su diverse zone a nord-ovest della Sardegna, particolarmente ricche di fauna ittica anche pregiata (gambero rosso) e soprattutto vitali per l’economia delle aree interessate, di numerose flotte di pescherecci, di migliaia di famiglie” e definisce i pescatori vittime di un “accordo particolarmente generoso nei confronti della Francia e decisamente svantaggioso per l’Italia”[31]. Nell’interrogazione si afferma che le aree oggetto dell’Accordo, oltre che per le attività di pesca, sono importanti per le risorse naturali: riserve di gas (1,4 trilioni di metri cubi) e di petrolio (0,42 miliardi di barili)[32].

Il 19 marzo del 2018 Di Maio risponde sul sito istituzionale del Ministero degli Esteri: “L’accordo bilaterale del marzo 2015 non è stato ratificato dall’Italia e non può pertanto produrre effetti giuridici. I confini marittimi con la Francia sono pertanto immutati e nessuno, a Parigi o a Roma, intende modificarli. Quanto alla data del 25 marzo essa, come informa l’ambasciata di Francia a Roma, riguarda semplicemente “una consultazione pubblica nel quadro della concertazione preparatoria di un documento strategico” sul Mediterraneo che si riferisce al diritto ed alle direttive europee esistenti e che non è volta in alcun modo a modificare le delimitazioni marittime nel Mediterraneo”[33].

Allarme rientrato? No, visto che il Trattato di Montego Bay spiega chiaramente che, se un paese non ratifica un accordo, e non invia una dichiarazione di opposizione, l’accordo si considera accettato: esattamente ciò che ha legalmente e giustamente fatto la Francia, visto che né il governo Renzi, né il governo Conte hanno mai espletato le pratiche richieste. Nel gennaio del 2016 il peschereccio ligure “Mina” viene stato fermato dalla gendarmeria marittima francese con l’accusa di praticare pesca al gambero rosso in acque EEZ francesi, e il governo italiano, ammettendo il proprio errore, paga una multa di 8300 euro per liberare il peschereccio genovese – una figuraccia inaccettabile[34], anche se il governo francese, successivamente, si è risolta con le scuse diplomatiche di Parigi, che avrebbero dovuto evitare di scortare la “Mina” a Nizza e tenerla lì imprigionata con tutto l’equipaggio[35].

Il peschereccio ligure Mina, sequestrato nel 2016 dalla Marina Militare francese[36]

L’11 Febbraio 2016, un mese dopo la vicenda del “Mina”, un peschereccio sardo, che ha appena lasciato il porto di Alghero per raggiungere la consueta zona di pesca, nel nord della Sardegna, viene fermato – sempre in base all’ Accordo di Caen – dalle autorità francesi[37]. La Commissione europea si rifiuta di prendere posizione, e rimanda alle leggi internazionali ed agli accordi sulla pesca intercorrenti tra i paesi dell’Unione[38]. Un’affermazione priva di contenuto, fatta per non scontentare nessuno, ma che non cambia nulla della questione.

Per l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, ex Capo di Stato Maggiore della Marina Militare italiana, i “confini tra acque italiane e francesi rimangono incerti. Una recente sentenza del tribunale di Imperia ha assolto un pescatore dall’accusa di avere sconfinato in acque francesi. Il tribunale ha infatti dichiarato non valido anche il trattato di Mentone del 1892 che regolava i confini tra riviera ligure e Costa Azzurra, anche in questo caso per la mancata ratifica del Parlamento. Un precedente che farà giurisprudenza viste le numerose contestazioni rivolte dalla gendarmeria marittima francese ai pescherecci sanremesi”[39].    Nel Gennaio 2018 il Ministero dell’Ecologia francese ha pubblicato un documento[40] in cui i nuovi confini marittimi tra Francia e Italia stabiliti dall’Accordo di Caen. La mappa allarga i possedimenti francesi a discapito dell’Italia, il governo francese ammette l’errore, si scusa[41]. Nel documento “sbagliato” la EEZ francese arriva fino all’isola d’Elba e quasi fino all’isola di Ponza, ma il documento correttivo, pubblicato pochi mesi dopo, include i mutamenti dell’Accordo di Caen e nessuna autorità italiana ha espresso alcuna rimostranza per la cessione di gran parte del Mar Ligure e di una parte del Tirreno e del Mare di Sardegna[42]. I pescatori italiani sono troppo pochi, non dispongono di copertura mediatica e lobby politica. Nessuno li difende, nemmeno da coloro che si definiscono pescatori amatoriali ed occasionali[43] e che, negli ultimi 20 anni, hanno contribuito in modo determinante al depauperamento della nostra fauna marina[44]. L’amministrazione dello Stato è incapace di reagire, e del resto le competenze sul mare sono suddivise tra cinque ministeri. Al contrario di Parigi, dove esiste un unico Dicastero del Mare[45]. La posizione degli ultimi tre governi, a proposito di Caen, resta quella di Di Maio: l’Italia ha firmato “salvo riservarsi ulteriori approfondimenti al termine dei quali verrà fatta una valutazione globale ai fini di un eventuale avvio della ratifica[46]. Un modo nemmeno elegante per far capire che, a Roma, dei pescatori non importa nulla a nessuno.

 

[1] https://www.istantidibellezza.it/il-palazzo-della-civilta-italiana.html

[2] https://circoloistria.com/la-pesca-austro-ungarica-allepoca-della-prima-esposizione-provinciale-istriana/

[3] https://www.unimc.it/maremap/it/temi/risorse-biologiche/studi-del-parlamento-europeo/la-pesca-in-italia-2008

[4] Cesare F. Sacchi, “La pesca italiana nell’Adriatico del dopoguerra”, in “Il Politico”, No. 16, volume 1, Rubbettino, Soveria Mannelli 1951, pp. 60-66; https://www.jstor.org/stable/43208739

[5] https://www.unimc.it/maremap/it/temi/risorse-biologiche/studi-del-parlamento-europeo/la-pesca-in-italia-2008, p. 3

[6] https://www.europarl.europa.eu/ftu/pdf/it/FTU_3.3.9.pdf, p. 5

[7] https://www.unimc.it/maremap/it/temi/risorse-biologiche/studi-del-parlamento-europeo/la-pesca-in-italia-2008, p. 11

[8] https://www.unimc.it/maremap/it/temi/risorse-biologiche/studi-del-parlamento-europeo/la-pesca-in-italia-2008, p. 13

[9] https://www.unimc.it/maremap/it/temi/risorse-biologiche/studi-del-parlamento-europeo/la-pesca-in-italia-2008, p. 31

[10] https://www.istat.it/it/files/2020/05/IWP-4-2020.pdf, p.9

[11] https://data.worldbank.org/indicator/ER.FSH.PROD.MT?end=2016&start=1960&view=chart&year_high_desc=true ; https://data.worldbank.org/indicator/ER.FSH.CAPT.MT?end=2016&start=1960&view=chart&year_high_desc=true ; https://data.worldbank.org/indicator/ER.FSH.AQUA.MT?end=2016&start=1960&view=chart&year_high_desc=true

[12] https://it.wikitrev.com/wiki/Ocean_fisheries

[13] https://data.worldbank.org/indicator/ER.FSH.PROD.MT?end=2016&start=1960&view=chart&year_high_desc=true ; https://data.worldbank.org/indicator/ER.FSH.CAPT.MT?end=2016&start=1960&view=chart&year_high_desc=true ; https://data.worldbank.org/indicator/ER.FSH.AQUA.MT?end=2016&start=1960&view=chart&year_high_desc=true ; https://it.wikitrev.com/wiki/Fishing_industry_by_country#cite_note-1

[14] https://greenreport.it/news/aree-protette-e-biodiversita/il-30-del-pesce-pescato-nel-mondo-non-figura-nelle-statistiche/

[15] https://www.fao.org/fishery/en/vme/search

[16] file:///C:/Users/Asus/AppData/Local/Temp/sustainability-06-07482.pdf, p.7489

[17] https://treaties.un.org/pages/ViewDetailsIII.aspx?src=TREATY&mtdsg_no=XXI-6&chapter=21&Temp=mtdsg3&clang=_en

[18] https://www.un.org/Depts/los/convention_agreements/texts/unclos/closindx.htm

[19] https://www.pescasicura.com/periodi-zone-di-pesca-e-tutela-della-specie/ ; https://fish-commercial-names.ec.europa.eu/fish-names/area_it?code=37

[20] https://en.wikipedia.org/wiki/Exclusive_economic_zone_of_Italy

[21] https://www.un.org/Depts/los/LEGISLATIONANDTREATIES/PDFFILES/mzn_s/mzn135ef.pdf ; https://www.un.org/Depts/los/LEGISLATIONANDTREATIES/PDFFILES/2018_NV_Italy.pdf ; https://www.un.org/Depts/los/LEGISLATIONANDTREATIES/PDFFILES/AlgItaly.pdf

[22] https://www.cambridge.org/core/journals/american-journal-of-international-law/article/abs/judicialization-of-the-sea-bargaining-in-the-shadow-of-unclos/1E7BDAEB4A62B1A43E5AB3456344B4F7 ; https://agriregionieuropa.univpm.it/it/content/article/31/10/mediterraneo-un-mare-di-pesca

[23] http://www.opinione-pubblica.com/argomenti/accordo-di-caen/

[24] https://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=18&id=1123193

[25] https://www.limesonline.com/litalia-e-i-mari-contesi/89987 ; https://www.repubblica.it/economia/economia-del-mare/2018/04/12/news/confini_di_mare_italia-francia-191869081/

[26] https://www.ammiragliogiuseppedegiorgi.it/mc/490/laccordo-di-caen ; https://www.repubblica.it/economia/economia-del-mare/2018/04/12/news/confini_di_mare_italia-francia-191869081/

[27] https://www.governo.it/sites/governo.it/files/Trattato_del_Quirinale.pdf

[28] https://www.ilsole24ore.com/art/draghi-e-macron-firmano-trattato-quirinale-AEYvGRz

[29] https://www.askanews.it/esteri/2021/12/09/trattato-quirinale-di-maio-con-parigi-siamo-partner-irreversibili-pn_20211209_00134/

[30] https://www.lecronachelucane.it/2018/03/18/laccordo-siglato-a-caen-il-21-marzo-del-2015-e-stato-fatto-scattare-nei-giorni-scorsi-in-modo-unilaterale-dalla-francia-considerato-che-lo-ha-gia-fatto-ratificare-al-proprio-parlamento/

[31] https://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=18&id=1123193

[32] https://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=18&id=1123193

[33] https://www.esteri.it/it/sala_stampa/archivionotizie/comunicati/2018/03/senza-fondamento-ipotesi-cessione-mare-a-francia/

[34] https://www.repubblica.it/economia/economia-del-mare/2018/04/12/news/confini_di_mare_italia-francia-191869081/

[35] https://www.repubblica.it/economia/economia-del-mare/2018/04/12/news/confini_di_mare_italia-francia-191869081/

[36] https://www.riviera24.it/2016/01/peschereccio-sequestrato-ora-anche-per-i-francesi-era-in-acque-italiane-il-suo-capitano-oramani-la-stagione-214599/

[37] https://www.corsenetinfos.corsica/Le-mystere-des-frontieres-maritimes-franco-italiennes-fait-polemique-en-Italie_a20129.html

[38] https://www.lastampa.it/imperia-sanremo/2016/06/18/news/guerra-dei-gamberi-l-italia-difende-i-confini-1.34989912/

[39] https://www.ammiragliogiuseppedegiorgi.it/mc/490/laccordo-di-caen

[40] Document stratégique de façade Méditerranée situation de l’existant, enjeux et vision à 2030- Concertation préalable du public – Dossier du maître d’ouvrage – Janvier 2018 ; http://www.geolittoral.developpement-durable.gouv.fr/IMG/pdf/dmo_med_vfcartesmaj-2.pdf

[41] https://www.repubblica.it/economia/economia-del-mare/2018/04/12/news/confini_di_mare_italia-francia-191869081/

[42] https://www.repubblica.it/economia/economia-del-mare/2018/04/12/news/confini_di_mare_italia-francia-191869081/

[43] https://www.glistatigenerali.com/agricoltura_biologia/la-guerra-del-pesce-nel-mediterraneo/

[44] https://www.glistatigenerali.com/agricoltura_biologia/la-guerra-del-pesce-nel-mediterraneo/

[45] https://www.raiplaysound.it/audio/2018/03/TUTTA-LA-CITTAapos-NE-PARLA-8e9aa90b-3d9a-406e-bcdc-5629b3bc4bc8.html

[46] https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/20/confini-marittimi-italia-francia-il-nuovo-accordo-lascia-a-parigi-le-zone-piu-pescose/2481346/

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