SOCOTRA, L’ULTIMA MERAVIGLIOSA ISOLA INCANTATA

Il nostro pianeta riserva sempre meno sorprese e con la globalizzazione, lo sterminio di molte razze animali e piante, le diverse aree climatiche tendono ad assomigliarsi sempre più. Rimangono alcune isole paradisiache, non ancora distrutte dall’industria mineraria o dal turismo di massa, nelle quali animali e piante unici continuano a vivere nonostante le crescenti intrusioni letali dell’umanità. Socotra è uno di questi paradisi: 150 kmq di terra non vulcanica, collocata all’entrata del Golfo di Aden (una posizione strategica, militarmente e commercialmente privilegiata) che, dagli etologi e dagli etnologi, viene considerata la parte del pianeta che meglio rappresenta la nostra immaginazione di un pianeta alieno[1].

Da migliaia di anni gli abitanti dell’isola vivono grazie alla fertilità della terra, alla pastorizia e, in tempi più moderni, all’esportazione della loro produzione di datteri e di tabacco[2]. Le persone che ci vivono sono purtroppo ostaggio degli interessi geopolitici, militari e commerciali delle grandi potenze dell’area: gli Emirati Arabi Uniti, la Turchia, Israele. Per questo è importante che se ne parli anche se, al contrario dello Yemen, cui Socotra apparterrebbe in basi agli accordi internazionali, qui la guerra terribile scatenata da Houthi, sauditi e jihadisti non è arrivata. Perché le istallazioni militari e di spionaggio costruite illegalmente sull’isola, e tollerate dalla comunità internazionale, potrebbero cancellare ben presto anche questo piccolo pezzo di meraviglia naturale.

Storia di un popolo antichissimo

La capitale Hadiboh, costruita sulla cima di un colle oltre 2000 anni fa e rimasta ancora oggi intatta[3]

Gli yemeniti e, più in generale, gli arabi del sud si considerano discendenti di un comune antenato biblico, Qahtan[4]. Da un punto di vista identitario, questo retaggio è di fondamentale importanza poiché relega ai gradini più bassi dellascala sociale i cittadini dello Yemen nati da antenati differenti (i Khaddam e gli Akhddam)  – la stessa sorte che tocca alle famiglie di discendenza indiana, somala o etiope[5]. Gli abitanti di Socotra, isola situata nell’Oceano Indiano a circa 350 chilometri dalle coste yemenite, vengono considerati “stranieri” perché appartenenti ad un differente patrimonio culturale, che prende forma a partire da un insediamento greco stabilito da Alessandro il Grande nel IV secolo a.C.[6].

Per i naturalisti, l’isola, unitamente all’omonimo arcipelago, costituisce una meta ambitissima: molte delle piante e degli animali che lo popolano non si trovano in nessun altro luogo del mondo[7]. Questa oasi della biodiversità è stata iscritta dall’UNESCO fra i patrimoni dell’umanità nel 2008[8]. Gli abitanti di Socotra parlano una lingua non scritta pre-islamica (Socotriyya) e le loro tradizioni culturali sono allo stesso tempo ecosostenibili e difficili da difendere, perché affidate esclusivamente alla perpetuazione orale[9], e rischiano di essere messe in pericolo dalle conseguenze del conflitto che insanguina lo Yemen dal 2014.

La popolazione dell’isola, che alla fine del 20° secolo era intorno alle 90’000 unità, è cresciuta, fino a raggiungere le 150’000 persone, a causa dell’arrivo di profughi dal continente, la maggior parte dei quali vivono ad Hadiboh, la capitale[10]. Oltre a chi fugge, nell’isola giungono continuamente tecnici e militari dall’Arabia Saudita e dagli Emirati, che a partire dal 2016 hanno iniziato a costruire basi militari[11].

Yemen, tragedia infinita

10 ottobre 2021: l’auto del governatore di Aden Ahmed Lamlas incappa in un’imboscata, muoiono cinque civili[12]

Come in molti dei conflitti contemporanei, la crisi yemenita nasce dal collasso dello Stato, reso inevitabile dalla debolezza economica, dalla corruzione e dall’inefficienza delle strutture burocratiche, incapaci di conquistare la fiducia di un popolo abituato a vivere secondo leggi diverse da quelle occidentali[13]; lo Yemen è nato solo nel 1990, quando il Sud (People’s Democratic Republic of Yemen) e il Nord (Yemen Arab Republic) si accordano per dare vita alla Repubblica dello Yemen[14].

Il neonato Stato è attraversato da continui conflitti: quelli fra nord e sud, che originano la guerra civile del 1994, e quelli fra il governo di Sana’a e le tribù Houthi di Sa’dah, nel montano nord-ovest, ininterrottamente in tumulto già dal 2004[15]. Il filo conduttore di questo travagliato periodo è Ali Abdullah Saleh, presidente della Repubblica dalla sua formazione fino alla fine del 2011, quando viene costretto alle dimissioni in seguito all’onda di proteste della Primavera Araba[16].

Saleh, presidente dello Yemen del Nord dal 1978, governa per trentatré anni[17]. La sua dittatura di stile medievale e la sua incapacità di affrontare le questioni economiche, sociali ed etniche, creano una situazione in cui l’intera area geografica è sbriciolata sotto il peso delle rivendicazioni di diverse forze militari: in primo luogo il ROYG (Republic of Yemen Government), ovvero il governo internazionalmente riconosciuto, che è al potere quando iniziano gli scontri e dal 2012 è guidato da Abdu Rabbu Mansour Hadi[18], in esilio in Arabia Saudita fin dalla alla presa di Sana’a nel dicembre 2014[19].

Il governo si insedia ad Aden nel gennaio 2015, per riparare nella città di Ataq in seguito alla presa della stessa Aden da parte del Southern Transitional Council (STC) nel 2019[20]. Il ROYG è sostenuto militarmente da una coalizione a guida saudita[21]. Contro il ROYG agiscono le Houthi Forces: è un movimento di matrice zaydita sciita, formatosi sotto la guida di membri della famiglia Houthi, che controlla buona parte dello Yemen occidentale, inclusa la capitale[22], ed è sostenuto economicamente e militarmente dall’Iran[23]; il terzo attore è Al-Qaeda, attiva nello Yemen dal 2009, che opera prevalentemente nei territori del sud dove, con alterne fortune, è al potere in alcune aree costiere[24]; il quarto contendente chiave è l’STC (Southern Transitional Council) – una forza separatista del sud sostenuta dagli Emirati Arabi dal 2017 e guidata dal generale yemenita Aidarous al Zubaidi, ex governatore di Aden[25].

La guerra tra queste tre fazioni principali ha prodotto la peggiore crisi umanitaria del pianeta: dal 2015 in poi, circa 3,6 milioni di persone hanno dovuto lasciare la propria abitazione, di cui 400’000 nel 2019, le quali vivono, in condizioni disumane, in un paese con pochissime infrastrutture sanitarie, rese ancora più insufficienti dal Covid-19[26]. La situazione è ulteriormente aggravata dall’ostruzione all’assistenza umanitaria messa in atto dagli Houthi, che ha obbligato la comunità internazionale a ridurre gli aiuti[27]. Nei sei anni di guerra hanno perso la vita almeno 18’400 civili[28].

Il ciclone Abu Dhabi

Mappa delle basi militari internazionali controllate dagli Emirati Arabi Uniti[29]

Socotra non è coinvolta in operazioni militari, ma l’inizio della guerra coincide per l’isola con delle catastrofi naturali: nel novembre 2015 l’arcipelago viene colpito dai cicloni Chapala e Megh, che causano la morte di 26 persone e il ferimento di altre 78, e lasciano dietro di sé una scia di edifici distrutti[30]. La Khalifa bin Zayed Al Nahyan Foundation, guidata dallo sceicco Mansour bin Zayed Al Nahyan (vice Primo Ministro degli Emirati Arabi Uniti), invia prontamente aiuti umanitari: cibo, coperte, tende, materiale ed equipaggiamento medico-sanitario, oltre a 1200 barili di combustibile[31].

A dieci mesi dall’inizio del conflitto yemenita, gli Emirati Arabi entrano così a Socotra, spendendo 110 milioni di dollari in aiuti umanitari, nella ricostruzione di edifici scolastici, strade, edifici pubblici[32] ed un ospedale[33]; viene inoltre aperta la Socotra International University e riqualificato l’aeroporto locale[34]. Importanti investimenti riguardano anche la creazione di moderne infrastrutture per le telecomunicazioni, realizzate in collaborazione con compagnie degli Emirati[35]. Vengono realizzate fabbriche per la lavorazione del pesce, al fine di sostenere l’economia locale, e si dà il via ad importanti investimenti sul versante turistico[36].

Si tratta di un progetto tutt’altro che caritatevole: l’amministrazione emiratina, il 15 maggio 2017, completa una base militare sull’isola, in grado di ospitare 5000 soldati, creando un nuovo fronte di tensioni in un’area già molto instabile[37]: il confine marittimo tra la Somalia, sconvolta da decenni di guerra civile[38], e lo stesso Yemen. Per lo meno viene sconfitta la pirateria, cha da alcuni anni usava Socotra come una base di rifornimento[39]. Si tratta quindi di un’occupazione militare in piena regola, resa ufficiale da un contratto di concessione dell’arcipelago agli Emirati per 99 anni, firmato dal presidente yemenita Hadi nel 2014[40], che si contrappone a degli investimenti infrastrutturali operati dall’Iran (allo stesso scopo) nel decennio precedente, e ai piani dell’Arabia Saudita, che nel marzo del 2008 aveva inviato a Hadiboh degli emissari alla ricerca di investimenti[41].

L’arrivo dei militari emiratini a Socotra genera una reazione ostile nella popolazione locale, che accusa Abu Dhabi di condurre attività di scavo e costruzione senza il permesso del governo yemenita[42]; in sfregio dell’inestimabile valore naturalistico del territorio, le aziende di Dubai cercano metalli preziosi nel sottosuolo[43]. Quando Hadi, accortosi di essere stato turlupinato, protesta, è troppo tardi[44]; le operazioni sono coordinate dal ministro degli esteri emiratino Anwar Gargash[45], grande amico ed alleato del presidente Trump[46], e diplomaticamente vicino al movimento separatista STC[47].

Nel maggio del 2018, la mediazione del governo saudita conduce ad un accordo: i militari emiratini lasciano Socotra, sostituiti dai loro omologhi sauditi, che assumono il compito di addestrare le forze speciali yemenite, lasciando loro il compito di vigilare sul porto e l’aeroporto locali, e si impegnano ad assicurare agli abitanti la fornitura di acqua potabile ed elettricità[48]. L’Arabia Saudita (il principale alleato degli Emirati[49]) prende il controllo dell’isola, mentre le milizie emiratine vanno a combattere sulla terraferma, nella lotta contro gli Houthi ed al-Qaeda[50].

Socotra e al-Mahra: destini paralleli

Una base militare costruita nel 2020 dal governo degli Emirati sulla costa di Socotra nonostante l’accordo che aveva passato il controllo militare dell’arcipelago all’esercito saudita[51]

Nel settembre 2019 Issa Salem bin Yaqut, sceicco di Socotra, parla al Congresso di Washington circa la situazione nello Yemen, con particolare riferimento ai territori sotto il suo controllo (al-Mahra e Socotra), non nascondendo la preoccupazione per il comportamento degli Emirati e dell’Arabia Saudita[52]: il 29 agosto l’aviazione emiratina ha bombardato l’esercito regolare yemenita, impegnato in combattimenti per il controllo del porto di Aden contro truppe dello STC[53]; al contempo, il governatorato saudita appoggia l’opera di proselitismo pro STC operata dagli Emirati[54]. Bin Yaqut riferisce anche di Al-Mahra, un tempo parte di un unico califfato con Socotra: regione sudorientale dello Yemen, dal 2017 è stata invasa dall’Arabia Saudita, che installa basi militari in strutture civili come porti o aeroporti, compiendo rapimenti e deportazioni arbitrarie, pianificando lo sfruttamento di gas e petrolio oltre alla costruzione di oleodotti per il trasporto del petrolio dai pozzi sauditi fino al mar Arabico[55].

L’unica opposizione all’inclusione di al-Mahra nell’Arabia Saudita viene dall’Oman, alleato del Qatar e della Turchia, che tenta di imporre la propria presenza nell’area attraverso campagne di sostegno alla popolazione locale e la protezione di coloro che sono contrari all’occupazione saudita[56]. La campagna è iniziata nel 2015, quando gli Emirati hanno stabilito, in questa regione, delle basi militari per l’addestramento militare di 2000 unità scelte fra i locali[57]. Sia le basi militari, sia i villaggi circostanti, sono vincolati ai rifornimenti di acqua ed elettricità che vengono dall’Oman[58]. Il governatore Bin Kuddah, forte dell’aperto sostegno del governo di Muscat, rivendica l’esclusivo controllo delle truppe addestrate dagli Emirati – ma costoro scelgono di abbandonare al-Mahra – e, nel 2017, anno di formazione del Southern Transitional Council, egli viene invitato dal capo del STC, Aiderous al-Zubaidi, di unirsi alla lotta secessionista, ottenendo un rifiuto come risposta[59].

Il 5 novembre 2019 viene siglato il protocollo d’intesa degli Accordi di Riyadh: il negoziato vede seduti di fronte esponenti del governo yemenita del presidente Hadi e rappresentanti del STC[60]. Le parti affermano il comune impegno contro gli Houthi sostenuti dall’Iran, con l’obiettivo di “liberare” il territorio dello Stato[61]. Gli accordi, fortemente voluti dall’Arabia Saudita per limitare la proliferazione dei fronti aperti nel conflitto, comprendono il riconoscimento dello STC come interlocutore in seno ai colloqui di pace all’ONU (importante segnale di legittimazione per i separatisti) e l’impegno a formare un nuovo governo che includa membri dello STC[62]. In cambio, Hadi ottiene la certificazione del disimpegno degli Emirati Arabi dal conflitto e la fine del sostegno emiratino nei confronti dei separatisti[63].

Pochi mesi dopo, nell’aprile del 2020, circa trecento miliziani dello STC sbarcano a Socotra, e con essi le prime schermaglie con l’esercito yemenita, mentre i militari sauditi rimangono inattivi[64]. Viene siglata una tregua, che prelude ad un imprevisto sviluppo degli eventi: il 19 giugno le forze saudite consegnano le proprie basi militari alle forze dell’STC[65], e questo annuncia di aver preso possesso di tutte le strutture governative e militari di Socotra[66]. Il governatore dell’isola, Ramzi Mahrus, e tutti i suoi funzionari sono costretti a lasciare l’isola per rifugiarsi in Oman; Mahrus dichiara di aver deciso di arrendersi per evitare spargimento di sangue[67].

Raft Al-Taqlee, rappresentante dell’STC sull’isola, sostiene che la decisione di prendere il controllo di Socotra sia figlia delle crescenti influenze del partito al-Islah sul governo di Hadiboh. Al-Islah, membro della coalizione che forma il governo yemenita, sarebbe emanazione della Fratellanza Musulmana, che quindi avrebbe preso il controllo dell’isola con il compito di screditare l’operato dell’STC[68].

La contromossa turca

La base militare turca sulle spiagge della Somalia, di fronte a Mogadishu, inaugurata nel 2017[69]

Dalla crisi con l’Arabia Saudita del 2017, il Qatar utilizza le vicende di Socotra come trampolino per attacchi mediatici contro le operazioni di Riyadh ed Abu Dhabi nell’area del golfo di Aden, trovando nella Turchia e in Erdogan un naturale alleato, poiché quest’ultimo, intento a portare la Somalia sotto l’influenza turca[70], considera l’arcipelago di Socotra un punto strategico, vicino alle basi militari turche in Somalia[71]. La presa di Socotra da parte dello STC avrebbe il duplice effetto di porre momentaneamente fine ai progetti espansionistici turco-qatarioti sull’isola, e di mettere in luce l’esistenza di accordi fra l’asse Ankara-Doha e gli Houthi, secondo i quali la Fratellanza Musulmana si impegnerebbe ad aiutare i ribelli a prendere possesso del nord dello Yemen in cambio di supporto per il controllo turco-qatariota del sud[72].

Una conferma dell’impegno turco arriva dalla crescente attività della Turkish Relief Organization nei governatorati yemeniti controllati dalla Fratellanza Musulmana e dall’ampio coinvolgimento nel coordinamento di queste attività di Hamid al-Ahmar[73], uomo d’affari yemenita in esilio, esponente di spicco della Fratellanza Musulmana[74]. Il 2021 muta le carte in tavola, almeno in apparenza: all’inizio di gennaio, nel corso di un vertice del Gulf Cooperation Council (GCC) tenutosi nella città saudita di Al-Ula, le sei nazioni che costituiscono il consiglio (Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Oman e Kuwait) sottoscrivono un accordo di solidarietà, ponendo fine all’embargo economico-politico che grava sul Qatar dal 2017[75]; riprendono i voli aerei fra Doha e i paesi della ex-coalizione anti-Qatar (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrain ed Egitto), così come viene riaperto il confine saudita-qatariota[76].

Le ragioni del contenzioso e la sua possibile conclusione condividono lo stesso motivo scatenante: i Sauditi rimproverano al Qatar i legami con l’Iran, con la Turchia e l’eccessiva vicinanza alla Fratellanza Musulmana, messa al bando dai quattro paesi della coalizione anti Qatar a causa del suo sostegno della Primavera Araba, che aveva come obiettivo la fine delle monarchie assolutiste del mondo arabo[77]. Il timore saudita di trovarsi circondato da paesi ostili guidati dall’Iran rischia di diventare realtà: come si evince dallo scenario nello Yemen, il Qatar (sopravvissuto all’embargo grazie agli aiuti di Ankara, che ha nello stato una base militare[78]) non esita ad inserirsi nello scacchiere del conflitto al fianco di nazioni con cui condivide interessi, ideologici oltre che economici, contrapposti a quelli sauditi[79].

La Turchia, in particolare, pur intrattenendo importanti relazioni commerciali con l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi, allo scoppio della crisi si impegna decisamente a favore di Doha, in un’ottica di rafforzamento dei legami diplomatici con un paese sostenitore dei Fratelli Musulmani[80]; sul fronte commerciale, il volume di scambio fra la Turchia e il Qatar, unitamente ai paesi del GCC rimasti neutrali (Kuwait ed Oman), aumenta costantemente, così come i loro investimenti in Turchia[81].

Una delle meravigliose spiagge dell’Arcipelago di Socotra, non ancora rovinate dal turismo di massa[82]

Il Qatar e l’Iran sono i più grandi estrattori di gas naturale al mondo e costituiscono, assieme alla Russia, più della metà del mercato globale del settore; il Gas Exporting Countries Forum – contraltare dell’OPEC per il gas naturale – nasce nel 2001 a Teheran e conta, fra i propri membri, proprio Qatar e Russia[83]. Vedere rafforzati i legami tra Qatar ed Iran, anche nel conflitto yemenita, è un’ulteriore ragione della fine dell’embargo nei confronti di Doha, che non ha funzionato, peggiorando anzi le cose. Un primo effetto del nuovo accordo è dato dall’annuncio del legittimo governo yemenita, nel marzo del 2021, di aver riallacciato i rapporti con Doha[84].

In virtù dei suoi legami con paesi di tutti gli schieramenti, il governo di Tamim bin Hamad Al Thani potrebbe svolgere un ruolo chiave nella mediazione per la pace nello Yemen[85], vantando fra l’altro una lunga tradizione pacificatrice: il Qatar ha infatti condotto azioni diplomatiche nei conflitti in Eritrea, Libano, Darfur, già nello stesso Yemen ed in Palestina, sempre con ottimi risultati[86].

Memore di quanto accaduto in Somalia nel 2017, in riferimento alla decisione di Mogadiscio di non appoggiare il boicottaggio contro il Qatar, lasciando campo libero all’infiltrazione turca[87], il governo degli Emirati Arabi sembra non voler ripetere l’esperienza nel conflitto yemenita, con particolare riferimento a Socotra.

Essendo la presa dell’isola da parte dello STC un deterrente contro le mire espansionistiche di Ankara, gli Emirati si adoperano per mantenere lo status quo in barba agli accordi di Riyadh: nel febbraio 2021 il governatore dell’isola Ramzi Mahrous accusa Abu Dhabi di continuare a sostenere militarmente i separatisti del sud[88]. La denuncia prende il via dalla scoperta di una nave emiratina ormeggiata nel porto dell’isola: il direttore generale del porto, Riyad Saeed Suleiman, avverte Mahrous che dall’imbarcazione vengono fatti scendere 13 automobili e 6 autobus militari. Il natante risulta appartenere alla fondazione umanitaria al-Khalifa[89].

Nonostante il disimpegno militare nel conflitto yemenita, gli Emirati lavorano anche per evitare che l’Iran, prendendo il controllo dello stretto di Bab el Mandeb grazie ai ribelli Houthi, raggiunga il controllo di uno dei corridoi più importanti del commercio marittimo mondiale (possedendo già territorialmente lo stretto di Hormuz, tra il Golfo Persico e quello dell’Oman)[90]; con le basi militari a Berbera nel Somaliland, ad Assab in Eritrea, a Bosasso nel Puntland e il controllo di Socotra tramite il sostegno allo STC, Abu Dhabi si pone come un ostacolo alle mire di Teheran, ma anche allo jihadismo nell’Africa Orientale[91].

Gli Accordi di Abramo e gli interessi convergenti su Socotra

28 ottobre 2015: l’uragano Chipala porta morte e distruzione nell’arcipelago di Socotra[92]

Un altro motivo di tensione nell’area è costituito dal processo di normalizzazione dei rapporti con Israele da parte di paesi del Golfo e del Maghreb, iniziato formalmente con gli Accordi di Abramo: sotto la mediazione statunitense, il 15 settembre 2020 gli Emirati Arabi Uniti ed il Bahrein siglano a Washington il protocollo d’intesa, alla presenza del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti Abdullah bin Zayed Al Nahyan ed il suo omologo bahrenita Abdullatif bin Rashid Al Zayani[93].

Gli Accordi indicano chiaramente la direzione intrapresa dai paesi del Golfo in tema di alleanze e spingono altri paesi ad imitarli: il Sudan firma nel gennaio del 2021[94], il Marocco nel dicembre 2020[95]. Il vero obiettivo, nella nuova fase in cui questa rete viene tesa, sembra essere il rafforzamento delle relazioni con gli Stati Uniti, che porterebbe vantaggi strategici rilevanti: storici alleati degli Stati Uniti, Israele, gli Emirati ed il Marocco lavorano per costruire solide relazioni sia con i Democratici, sia con i Repubblicani[96].

Dopo la firma degli Accordi di Abramo, la potente lobby American Israel Public Affairs Committee (AIPAC)[97] spinge per espandere il gruppo di aderenti agli Accordi stessi introducendo al Senato americano, tramite senatori di entrambi gli schieramenti, l’Israel Relations Normalisation Act[98]. La stessa AIPAC, solitamente contraria alla vendita di armi ai paesi arabi, nel dicembre del 2020 non si oppone alla vendita da parte del governo statunitense di 50 jet militari F-35, oltre a droni ed armi leggere (un affare da 23 miliardi di dollari[99]) agli Emirati Arabi[100]. Nello stesso mese la lobby israeliana si prodiga con successo per aiutare il Sudan ad uscire, dopo 27 anni, dalla lista degli stati accusati di supportare il terrorismo[101].

Gli alberi dell’isola di Socotra – unici al mondo[102]

Anche il Marocco ottiene una vittoria importante, perché gli viene riconosciuta la legittimità delle aspirazioni di sovranità sul Sahara Occidentale ed il governo di Washington vende a Rabat un miliardo di dollari in armi fra cui droni e munizioni a guida laser, utili per schiacciare la resistenza del Fronte Polisario[103]. A ciò si aggiungono importanti contratti turistici e commerciali, ed il “via libera” ai collegamenti aerei diretti di Israele con gli Emirati[104] ed il Marocco[105], utili sia per il turismo, sia per gli impulsi agli investimenti[106].

Nonostante il Marocco sia un paese con un’offerta turistica nettamente superiore a quella degli Emirati Arabi, Abu Dhabi ora punta tutto su un’isola dalle caratteristiche uniche: Socotra. Nel maggio del 2021 Mukhtar Al-Rahbi, consigliere del Ministero dell’Informazione yemenita, accusa gli Emirati Arabi di aver allestito collegamenti turistici diretti fra Abu Dhabi e Hadiboh senza l’autorizzazione del legittimo governo dello Yemen[107]; centinaia di turisti (la maggior parte dei quali israeliani) arrivano ogni settimana sull’isola grazie all’organizzazione viaggi degli Emirati, che comprende anche il visto[108].

L’interesse di Tel Aviv per Socotra non è solo di natura turistica: nell’agosto del 2020 nasce il progetto di costruire sull’isola una base di intelligence in collaborazione con gli Emirati, con l’obiettivo di monitorare le forze che combattono contro la coalizione a guida saudita nello Yemen, con particolare riferimento all’attività navale iraniana nell’area[109]; la base avrebbe il compito di analizzare anche il traffico aereo e navale nel mar Rosso meridionale in seguito all’assunzione, da parte della coalizione filo governativa, di un porto in Eritrea da utilizzare come base logistica nel conflitto yemenita, e si occuperebbe inoltre di  sorvegliare il Sudan[110]. La notizia scatena reazioni indignate da parte del governo yemenita e di AQAP, l’ala yemenita di al-Qaeda, che minaccia di attaccare l’isola[111].

Anche Saraya Wa’ad Allah, un gruppo terroristico sciita con base nel Bahrein, che è sostenuto dall’Iran, minaccia ritorsioni nei confronti di Israele a seguito degli accordi di Abramo[112]; il gruppo, che ha legami con Hezbollah, potrebbe avere anche Socotra fra i propri obiettivi, dunque[113]. Tel Aviv viene accusata nel febbraio 2021 di stare sottraendo risorse naturali da Socotra, approfittando del sostegno emiratino; a parlare della vicenda è Zakaria Al-Shami, ministro dei trasporti del governo a guida Houthi insediato a Sana’a[114]. Ma la voglia di dominio sull’arcipelago non si ferma qui.

La possibile mediazione russa

Un panzer di produzione sovietica in uso all’esercito dello Yemen su Socotra[115]

L’interesse della Russia per lo Yemen in generale, e per Socotra in particolare, risale ai tempi della Guerra Fredda, quando viene considerata la possibilità di installare sull’isola una base militare, visto che, ai tempi, la flotta sovietica opera nel golfo di Aden anche per fornire assistenza alla popolazione dell’isola ed allo Yemen del Sud[116]. Le ottime relazioni con l’allora presidente yemenita Saleh portano nel 2009 Mosca ad annunciare la creazione di una base militare su Socotra, prima che le proteste legate alla Primavera Araba facciano naufragare il progetto[117].

Nell’ambito del conflitto yemenita la Russia mantiene dall’inizio un atteggiamento cauto, dando solo nel 2021 segnali di una possibile entrata nel conflitto nell’ambito di un incontro bilaterale fra il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov ed il suo omologo yemenita Ahmed Awad Bin Mubarak; l’importanza data nell’occasione alla questione della pace potrebbe indicare proprio una potenziale volontà di Mosca di recitare un ruolo attivo nella risoluzione del conflitto[118].

Come il Qatar, la Russia potrebbe recitare un importante ruolo di mediazione grazie alla sua equidistanza: se nella guerra siriana è alleata dell’Iran[119], non ci sono segnali di un suo coinvolgimento al fianco di Teheran nello Yemen. Nel 2016 Mosca si propone come mediatore fra la coalizione a guida saudita e l’ex presidente Saleh, all’epoca alleato degli Houthi[120], fino a quando Saleh viene ucciso dagli stessi Houthi nel dicembre 2017[121].

Nel 2020 gli Emirati Arabi facilitano l’organizzazione di un incontro fra i rappresentanti dello STC e l’inviato speciale di Putin per il Medio Oriente e l’Africa, Mikhail Bogdanov[122]. Nel marzo 2021 il ministro Lavrov compie un tour di incontri in Medio Oriente (Emirati Arabi, Arabia Saudita e Qatar) per discutere di nuove prospettive di sviluppo, ma anche per proporre la Russia come mediatore nei conflitti dell’area[123].

Alla luce della rete di legami costruiti e mantenuti, Putin potrebbe giocare un ruolo fondamentale nella risoluzione del conflitto, soprattutto in considerazione del suo interesse precipuo: rappresentanti del governo yemenita avrebbero infatti chiarito che la presenza delle truppe emiratine a Socotra sarebbe temporanea e che, prendendo Mosca decisioni appropriate in merito al ruolo da giocare, l’isola potrebbe vedere l’approdo di soldati russi in sostituzione di quelli provenienti da Abu Dhabi[124].

Socotra, un destino già scritto?

I pescatori, ancora oggi l’epicentro dell’economia di Socotra[125]

Leggendo queste righe, è chiaro a chiunque che anche l’arcipelago di Socotra è destinato ad essere ingoiato dalla globalizzazione: arriva la guerra, l’occupazione straniera, l’aumento di popolazione esogena, il turismo, l’industria mineraria, e scompaiono la bellezza ed unicità della natura e migliaia di anni di tradizioni culturali. Certamente il suo avvenire non è in mani sicure: la posizione che occupa, così lontana dal paese a cui appartiene, la preserva dalle devastanti conseguenze del conflitto che affligge la madrepatria, ma le assegna l’infausto destino di ritrovarsi in balia di onde il cui urto sarà difficile da reggere.

 

[1] George Wynn Brereton Huntingford, “The Periplus of the Erythraean Sea”, Hakluyt Society, London 1980, p. 103; https://www.darkroastedblend.com/2008/09/most-alien-looking-place-on-earth.html

[2] https://www.islandstudies.ca/sites/islandstudies.ca/files/jurisdiction/Socotra.html

[3] https://www.readytraveler.com/socotra-island-the-unique-island-of-yemen/socotra-island-photos/ ; https://www.uaetrekkers.com/socotra-yemen

[4] https://web.archive.org/web/20111009101750/http://www.ihae.ru/konfer/simpozium.htm

[5] Asher Orkaby, “Yemen – What Everyone Needs to Know”, Oxford University Press, 2021, p.49

[6] Asher Orkaby, “Yemen – What Everyone Needs to Know”, Oxford University Press, 2021, p.49

[7] http://whc.unesco.org/en/list/1263/

[8] http://whc.unesco.org/en/list/1263/

[9] “Support to the Integrated Program for the Conservation and Sustainable Development of the Socotra Archipelago”, United Nations Environment Programme, 2014, p. 10

[10] https://carnegie-mec.org/diwan/80827

[11] https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/la-guerra-yemen-e-linsostenibile-neutralita-di-socotra-25242

[12] https://www.dailysabah.com/world/mid-east/car-bomb-attack-targeting-aden-governor-kills-5-in-yemen

[13] Mary Kaldor, “New and Old Wars”, Stanford University Press, 2012, p. 6 ; Asher Orkaby, “Yemen – What Everyone Needs to Know”, Oxford University Press, 2021, p.5

[14] https://uca.edu/politicalscience/dadm-project/middle-eastnorth-africapersian-gulf-region/yemen-1990-present/

[15] Asher Orkaby, “Yemen – What Everyone Needs to Know”, Oxford University Press, 2021, pp. 4-5

[16] Asher Orkaby, “Yemen – What Everyone Needs to Know”, Oxford University Press, 2021, pp. 4-5

[17] https://www.huffingtonpost.it/2017/12/04/ucciso-lex-presidente-yemenita-saleh-ribelli-houthi-mettono-in-rete-video-con-il-cadavere_a_23296214/

[18] Jeremy M. Sharp, “Yemen: Civil War and Regional Intervention”, Congressional Research Service, April 2020, p. 4

[19] Jeremy M. Sharp, “Yemen: Civil War and Regional Intervention”, Congressional Research Service, September 2019

[20] https://www.aa.com.tr/en/middle-east/yemeni-govt-designates-ataq-city-new-interim-capital/1595049

[21] Jeremy M. Sharp, “Yemen: Civil War and Regional Intervention”, Congressional Research Service, April 2020, p. 4

[22] Jeremy M. Sharp, “Yemen: Civil War and Regional Intervention”, Congressional Research Service, April 2020, p. 4

[23] Jeremy M. Sharp, “Yemen: Civil War and Regional Intervention”, Congressional Research Service, April 2020, p. 8

[24] Jeremy M. Sharp, “Yemen: Civil War and Regional Intervention”, Congressional Research Service, April 2020, p. 4

[25] Jeremy M. Sharp, “Yemen: Civil War and Regional Intervention”, Congressional Research Service, April 2020, p. 4

[26] Shabia Mantoo, UNHCR spokesperson at briefing at Palais des Nations, Geneva, 28 April 2020, in “Yemen, Volume Three: September 2018-May 2020”, edited by Ardeshir Zahedi, 2020, pp.508-510

[27] Jeremy M. Sharp, “Yemen: Civil War and Regional Intervention”, Congressional Research Service, March 2021, p. 10

[28] https://www.hrw.org/world-report/2021/country-chapters/yemen

[29] https://questionsorientoccident.blog/2019/06/16/socotra-golfe-daden-corne-de-lafrique-mer-rouge-le-collier-de-perles-de-limperialisme-regional-des-emirats-arabes-unis-depuis-2015/

[30] https://reliefweb.int/sites/reliefweb.int/files/resources/Yemen_Flash_%20Update_%2011_19_Nov_Final.pdf

[31] https://reliefweb.int/report/yemen/khalifa-foundation-sends-aid-socotra-archipelago

[32] https://www.thenationalnews.com/uae/government/2021/07/31/uae-has-pledged-110-million-in-humanitarian-aid-to-socotra-since-2015/

[33] https://www.thenationalnews.com/opinion/uae-offers-a-helping-hand-to-the-island-of-socotra-1.6185

[34] https://www.thenationalnews.com/uae/government/2021/07/31/uae-has-pledged-110-million-in-humanitarian-aid-to-socotra-since-2015/

[35] Ismail Numan Telci and Tuba Öztürk Horoz, “Military Bases in the Foreign Policy of the United Arab Emirates”, in Insight Turkey vol. 20 / No. 2, 2018, p. 149

[36] Ismail Numan Telci and Tuba Öztürk Horoz, “Military Bases in the Foreign Policy of the United Arab Emirates”, in Insight Turkey vol. 20 / No. 2, 2018, p. 149

[37] Ismail Numan Telci and Tuba Öztürk Horoz, “Military Bases in the Foreign Policy of the United Arab Emirates”, in Insight Turkey vol. 20 / No. 2, 2018, p. 150

[38] https://ibiworld.eu/2021/10/12/al-shabaab-la-spada-di-damocle-sulla-somalia/

[39] https://www.jpost.com/Middle-East/Socotra-How-a-strategic-island-became-part-of-a-Gulf-power-struggle-553599

[40] Ismail Numan Telci and Tuba Öztürk Horoz, “Military Bases in the Foreign Policy of the United Arab Emirates”, in Insight Turkey vol. 20 / No. 2, 2018, p. 149; https://www.independent.co.uk/news/world/middle-east/socotra-island-yemen-civil-war-uae-military-base-unesco-protected-indian-ocean-a8331946.html

[41] https://www.jpost.com/Middle-East/Socotra-How-a-strategic-island-became-part-of-a-Gulf-power-struggle-553599

[42] https://www.aljazeera.com/news/2018/5/3/anger-erupts-on-yemens-socotra-as-uae-deploys-over-100-troops

[43] Ismail Numan Telci and Tuba Öztürk Horoz, “Military Bases in the Foreign Policy of the United Arab Emirates”, in Insight Turkey vol. 20 / No. 2, 2018, pp. 150-151

[44] https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/il-paradiso-dello-yemen-conteso-da-emirati-e-arabia

[45] https://www.thenationalnews.com/world/mena/uae-s-gargash-says-socotra-presence-not-strategic-1.732148

[46] https://ibiworld.eu/2020/08/21/se-abu-dhabi-pensa-di-pilotare-donald-trump/

[47] https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/il-paradiso-dello-yemen-conteso-da-emirati-e-arabia

[48] https://www.middleeasteye.net/news/uae-military-withdraws-yemens-socotra-under-saudi-deal

[49] https://ibiworld.eu/the-new-cold-war/

[50] https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/il-paradiso-dello-yemen-conteso-da-emirati-e-arabia

[51] https://www.middleeastmonitor.com/20201214-uae-continues-to-build-bases-on-yemens-socotra-island/

[52] https://www.al-monitor.com/originals/2019/09/yemen-socotra-island-south-uae-saudi-influence.html

[53] https://www.reuters.com/article/us-yemen-security/uae-carries-out-air-strikes-against-yemen-government-forces-to-support-separatists-idUSKCN1VJ17F

[54] https://www.al-monitor.com/originals/2019/09/yemen-socotra-island-south-uae-saudi-influence.html

[55] https://sanaacenter.org/publications/analysis/7606

[56] https://www.aa.com.tr/en/middle-east/saudi-arabia-oman-compete-for-control-in-yemen-s-mahra/2098447

[57] https://sanaacenter.org/publications/analysis/7606

[58] https://sanaacenter.org/publications/analysis/7606

[59] https://sanaacenter.org/publications/analysis/7606

[60] https://www.reuters.com/article/us-yemen-security-hadi-idUSKBN1XH2JE

[61] https://stc-eu.org/document-of-the-riyadh-agreement-between-the-legitimate-government-and-the-southern-transitional-council/

[62] https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/yemens-southern-transitional-council-delicate-balancing-act-29793

[63] https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/yemens-southern-transitional-council-delicate-balancing-act-29793

[64] https://orientxxi.info/magazine/yemen-the-socotra-archipelago-threatened-by-the-civil-war,4988

[65] https://www.aljazeera.net/news/2020/6/19/%D8%AA%D8%B7%D9%88%D8%B1%D8%A7%D8%AA-%D9%84%D8%A7%D9%81%D8%AA%D8%A9-%D8%A8%D8%B3%D9%82%D8%B7%D8%B1%D9%89-%D8%A7%D9%84%D9%8A%D9%85%D9%86%D9%8A%D8%A9-%D9%82%D9%88%D8%A7%D8%AA

[66] https://sicurezzainternazionale.luiss.it/2020/06/22/yemen-la-caduta-socotra-ruolo-dellasse-doha-ankara/

[67] https://orientxxi.info/magazine/yemen-the-socotra-archipelago-threatened-by-the-civil-war,4988

[68] https://orientxxi.info/magazine/yemen-the-socotra-archipelago-threatened-by-the-civil-war,4988

[69] https://www.youtube.com/watch?v=_pf3arNy8Sw

[70] https://ibiworld.eu/2021/10/12/al-shabaab-la-spada-di-damocle-sulla-somalia/

[71] https://thearabweekly.com/yemens-stc-thwarts-muslim-brotherhoods-plans-socotra

[72] https://thearabweekly.com/muslim-brotherhoods-socotra-setback-deals-blow-turkish-influence-yemen

[73] https://thearabweekly.com/muslim-brotherhoods-socotra-setback-deals-blow-turkish-influence-yemen

[74] https://nordicmonitor.com/2019/02/hamid-abdullah-al-ahmar-erdogans-errand-boy-in-the-arab-world/

[75] https://www.agi.it/estero/news/2021-01-05/golfo-qatar-emiro-arabia-saudita-embargo-fine-10909100/ ; https://ibiworld.eu/2021/02/15/golfo-persico-la-guerra-dopo-larmistizio/

[76] https://www.agi.it/estero/news/2021-01-05/golfo-qatar-emiro-arabia-saudita-embargo-fine-10909100/ ; https://ibiworld.eu/2021/02/15/golfo-persico-la-guerra-dopo-larmistizio/

[77] https://www.treccani.it/magazine/atlante/geopolitica/Ragioni_fine_embargo_contro_Qatar.html

[78] https://theglobepost.com/2019/09/13/turkey-support-qatar/

[79] https://www.treccani.it/magazine/atlante/geopolitica/Ragioni_fine_embargo_contro_Qatar.html

[80] https://theglobepost.com/2019/09/13/turkey-support-qatar/

[81] Nader Habibi, “Impact of the Qatar Crisis on Turkey’s Economic Relations with GCC Countries”, Crown Center for Middle East Studies, Brandeis University, August 2019

[82] https://www.pinterest.de/pin/258042253622719841/

[83] https://www.gecf.org/about/history.aspx

[84] https://sicurezzainternazionale.luiss.it/2021/03/07/lo-yemen-riallaccia-rapporti-qatar-riad-bombarda-gli-houthi/

[85] https://research.sharqforum.org/2021/07/02/will-qatar-return-to-a-mediator-role-in-the-yemen-conflict/

[86] Sultan Barakat, “Qatari Mediation: Between Ambition and Achievement”, Brookings Doha Center Analysis Paper, Number 12, November 2014

[87] https://www.mei.edu/publications/protracted-conflict-yemens-island-socotra-reflects-rival-geopolitical-ambitions

[88] https://sicurezzainternazionale.luiss.it/2021/02/28/yemen-abu-dhabi-continua-ad-armare-combattenti-socotra/

[89] https://www.alaraby.co.uk/politics/%D8%A7%D8%AA%D9%87%D8%A7%D9%85%D8%A7%D8%AA-%D9%84%D9%84%D8%A5%D9%85%D8%A7%D8%B1%D8%A7%D8%AA-%D8%A8%D8%A5%D8%AF%D8%AE%D8%A7%D9%84-%D8%A3%D8%B3%D9%84%D8%AD%D8%A9-%D8%A5%D9%84%D9%89-%D8%B3%D9%82%D8%B7%D8%B1%D9%89-%D8%A7%D9%84%D9%8A%D9%85%D9%86%D9%8A%D8%A9-%D8%AA%D8%AD%D8%AA-%D8%BA%D8%B7%D8%A7%D8%A1-%D8%A5%D9%86%D8%B3%D8%A7%D9%86%D9%8A

[90] https://www.repubblica.it/esteri/2021/06/20/news/le_mani_su_socotra_l_isola_strategica_per_il_controllo_di_suez-306914088/?ref=search

[91] https://www.repubblica.it/esteri/2021/06/20/news/le_mani_su_socotra_l_isola_strategica_per_il_controllo_di_suez-306914088/?ref=search

[92] https://socotra.info/cyclone-chapala-storms-socotra.html

[93] https://www.ilriformista.it/che-cosa-sono-gli-accordi-di-abramo-lintesa-tra-israele-emirati-arabi-uniti-e-bahrein-218795/

[94] https://www.reuters.com/article/uk-sudan-usa-israel-idUSKBN29C0Q5

[95] https://www.reuters.com/article/israel-usa-morocco-int-idUSKBN28K2CW

[96] https://www.opensecrets.org/fara/results?location=Morocco ; https://www.opensecrets.org/fara/results?query=&location=United+Arab+Emirates®istrant=&foreign-principal=&start-date=&end-date= ; https://www.opensecrets.org/fara/results?query=&location=Israel®istrant=&foreign-principal=&start-date=&end-date=

[97] https://www.opensecrets.org/federal-lobbying/clients/summary?cycle=2018&id=D000046963 ; https://www.aipac.org/

[98] https://www.thenationalnews.com/world/pro-israel-lobby-aipac-pushes-to-expand-abraham-accords-1.1193495

[99] reuters.com/business/aerospace-defense/exclusive-biden-administration-proceeding-with-23-billion-weapon-sales-uae-2021-04-13/

[100] https://www.jpost.com/israel-news/aipac-when-israel-lobbies-for-the-arabs-652346

[101] https://www.dw.com/en/us-removes-sudan-from-terror-sponsors-list/a-55929149

[102] http://diegobraghi.blogspot.com/2014/02/the-unique-trees-and-plants-of-socotra.html

[103] https://www.jpost.com/israel-news/aipac-when-israel-lobbies-for-the-arabs-652346

[104] https://www.flightglobal.com/dubai-2021/post-abraham-accords-how-israel-and-the-uae-have-rapidly-made-connections/145942.article

[105] https://formiche.net/2021/07/in-marocco-si-consolidano-gli-accordi-di-abramo/

[106] https://www.flightglobal.com/dubai-2021/post-abraham-accords-how-israel-and-the-uae-have-rapidly-made-connections/145942.article

[107] https://www.middleeastmonitor.com/20210510-uae-operating-illegal-tourist-trips-to-yemens-socotra/

[108] https://www.middleeastmonitor.com/20210519-israel-tourists-flock-to-socotra-part-of-illegal-uae-run-holidays/

[109] https://nziv.net/51459/

[110] https://nziv.net/51459/

[111] https://www.jforum.fr/menaces-sur-socotra-depuis-les-pactes-avec-les-eau-et-bahrein.html

[112] https://www.longwarjournal.org/archives/2020/09/analysis-iranian-backed-group-in-bahrain-creates-sub-unit-to-target-israeli-interests.php

[113] https://www.jforum.fr/menaces-sur-socotra-depuis-les-pactes-avec-les-eau-et-bahrein.html

[114] https://www.middleeastmonitor.com/20210201-israel-accused-of-stealing-resources-on-yemens-socotra-says-minister/

[115] https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Russian_Tank_-_Socotra_island,_Indian_Ocean_-_Republic_of_Yemen.jpg

[116] https://socotra.info/soviet-military-base-on-socotra-the-myth-and-reality.html

[117] https://www.al-monitor.com/originals/2021/06/russia-looks-way-back-yemen

[118] https://www.al-monitor.com/originals/2021/06/russia-looks-way-back-yemen

[119] https://www.atlanticcouncil.org/wp-content/uploads/2019/06/Russia_and_Iran_in_Syria_a_Random_Partnership_or_an_Enduring_Alliance.pdf

[120] https://www.aspistrategist.org.au/russia-is-astutely-playing-the-players-in-yemen/

[121] https://www.theguardian.com/world/2017/dec/04/former-yemen-president-saleh-killed-in-fresh-fighting

[122] https://www.aa.com.tr/en/middle-east/stc-discusses-yemen-developments-with-russian-minister/1822728 ; https://www.aspistrategist.org.au/russia-is-astutely-playing-the-players-in-yemen/

[123] https://tass.com/politics/1263713

[124] https://www.al-monitor.com/originals/2021/06/russia-looks-way-back-yemen

[125] https://socotratours.com/about-socotra-everything-you-need-to-know-about-socotra-island/

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