THE NEW COLD WAR

EDITORIALE: SULL’ORLO DI UN NUOVO CONFLITTO MONDIALE

 

La maggior parte della gente non lo sa, ma il pianeta Terra si trova nuovamente, da alcuni anni, sull’orlo di una Guerra Mondiale. Non lo sa e non se lo aspetta, perché non ha più chiari i rapporti di forza. Crede che, se ci dovesse essere un conflitto, questo sarebbe nucleare e verterebbe sulla contrapposizione tra NATO (Stati Uniti ed Unione Europea) e Russia, oppure Cina. Un grave errore. E se, per dare un “aiutino”, si suggerisce la parola Medioriente, la maggior parte delle persone risponde: ah, certo, arabi contro israeliani. Completamente sbagliato.

L’equilibrio dovuto al terrore degli opposti arsenali nucleari è ancora intatto, anche perché oramai persino il più imbecille dei dittatori (quello della Corea del Nord) sa benissimo che, una volta scatenata, la guerra nucleare ucciderebbe tutti, incluso chi l’ha iniziata. Quanto agli Israeliani, qualora abbiate perduto le ultime puntate della soap, i loro migliori alleati sono la monarchia saudita e la tirannia egiziana. Due paesi arabi che sono pronti a cancellare la Palestina con una sola passata di spugna, e tanti saluti a chi non l’aveva capito.

Se ci sarà la guerra, questa la scatenerà il più piccolo tra i paesi neutrali, ovvero gli Emirati Arabi Uniti – una nazione di sabbia e pietre grande quanto l’Austria, sia come estensione che come numero di abitanti: circa 9 milioni di persone. Quindi grande quasi il doppio della nazione neutrale per antonomasia – la Svizzera – ma senza mucche, senza orologi, senza groviera ed hockey su ghiaccio. Questo piccolo paese, alla fine del 2020, è considerato dall’agenzia Global Firepower la 36esima potenza militare della Terra – avendo scalato oltre 40 posizioni negli ultimi cinque anni[1].

Questa lista non tiene conto della rete di alleanze e nemmeno dell’incidenza del fattore tecnologico: gli ultimi scontri che ci sono stati tra Stati considerati capaci di scatenare una guerra mondiale (Stati Uniti, Russia, Cina, India, Giappone, Corea del Sud, Francia, Regno Unito, Brasile e Pakistan[2]) sono tutti stati combattuti tramite il cosiddetto cyber-warfare[3] – ovvero di guerra senza la necessità di eserciti in campo, ma solo grazie armi manovrate da distanze enormi[4].

Ebbene, nell’intricato sistema della questione mediorientale, la crescita esponenziale della forza degli Emirati è considerata tanto più pericolosa per il fatto che, al contrario di altri paesi del mondo, ed in modo paragonabile solo alla dittatura autocratica di Pyongyang, ad Abu Dhabi tutto è concentrato nelle mani di un singolo individuo – peraltro completamente fuori controllo. Parliamo del Principe Mohammad Bin Zayed Al-Nahyan, che ha in mano il potere politico (è a capo di una monarchia assoluta[5]), quello militare (è contemporaneamente capo di Stato Maggiore e Ministro della Difesa[6]), quello industriale (possiede l’EDGE Group[7] ed il Mubadala Group[8], che armano l’esercito, ma anche Aquila Aerospace[9], che arma milizie mercenarie al suo comando privato[10]) e quello tecnologico-spionistico (avendo comprato tutte le tecnologie più intrusive ed efficienti del mondo[11] ed avendole già usate contro i suoi oppositori politici[12]). Nomi sconosciuti alla stragrande maggioranza della gente, e quindi ancora più pericolosi, specie se (come è possibile) Mubadala comprerà anche la squadra di calcio dell’Inter[13].

Gli Emirati Arabi Uniti hanno alleati potenti e fedeli, legati alla comune paura dei movimenti anti-monarchici, dell’Iran e della Turchia – alleati che tengono costantemente la mano sul grilletto e che, se si sentono in difficoltà, sono pronti ad uccidere, come è stato fatto nel caso del giornalista Jamal Khashoggi[14]: Arabia Saudita, Egitto, Israele, Kuwait, Bahrain, Oman. La loro politica è talmente aggressiva da costringere coloro che sono rimasti fuori dall’alleanza (Turchia ed Iran, ma anche Palestina, Libano e Qatar[15]) a coordinare la propria difesa, temendo per la sicurezza nazionale, come dimostra la guerra senza quartiere scatenata dall’Arabia Saudita e dagli Emirati nello Yemen[16].

In questo duopolio del terrore, le grandi potenze (Stati Uniti, Cina e Russia) cercano in ogni modo di impedire che si arrivi ad una escalation militare, e quindi negoziano come possono (anche loro sono imbrigliati da interessi economici e da alleanze preesistenti) con le parti in causa – con la stessa fortuna ed efficienza mostrata dal 1948 ad oggi nell’affrontare la questione di Gerusalemme. Quindi nessuna. Per questo siamo nuovamente alla situazione già affrontata due volte nel secolo scorso: due nemici che si affrontano digrignando i denti ed affilando le spade.

Buon vecchio 20° secolo… Il mondo, come ripartito dopo le Conferenze di Yalta, era considerato un duopolio, ed il confronto tra questi due poli, motivato da una profonda differenza nella dialettica tra individuo e Stato, era mantenuto in equilibrio dal principio della reciproca possibilità di distruzione: la Guerra Fredda era la divisione in due blocchi dell’intero Pianeta, fondata sull’idea che gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica fossero gli unici a possedere un arsenale nucleare sufficiente a cancellare la vita dal pianeta e, in base a questa idea, ogni Paese piccolo poteva scegliere tra allearsi ad uno dei blocchi, o cercare di rimanere neutrale[17].

Questo schema semplicistico era propaganda, e non ha mai funzionato nella realtà: dopo il 1945, ogni conflitto è stato affrontato con il finanziamento di colpi di Stato dittatoriali, e quando questo non è bastato (come in Corea, in Vietnam, in Afghanistan, in Iraq) ci sono state delle invasioni che sono costate migliaia di vite umane e che, semmai vinte sul piano militare, sono tutte state perdute nell’impossibilità di gestire l’aftermath – ciò che veniva dopo la guerra ufficiale.

Era il segno che il duopolio non potesse funzionare, e che le cose stessero già cambiando. Per secoli, la sopravvivenza di uno Stato indipendente era stata assicurata dal suo esercito, e questo esercito, per essere una garanzia contro velleità straniere di conquista, doveva essere numeroso e ben equipaggiato. Lo sanno bene i governi della Svizzera che, a più riprese, specialmente dopo la fine dell’epoca di Napoleone (le cui battaglie sono costate un alto prezzo di vite umane nella Confederazione[18]), si sono battuti per una “neutralità armata”, sancita dal Trattato dell’Aja del 1907[19], e poi reiterata ed aggiornata in diverse leggi successive, fino ad arrivare alla definizione del 2000, quando il Consiglio federale prende atto del fatto che il mondo sia cambiato, e che i pericoli vengano non dalla grandezza dell’esercito, non dal possesso (o meno) di armi nucleari – che distruggono non solo il nemico, ma l’intero pianeta – ma dalla tecnologia delle armi[20].

Il vero motivo della crisi della Guerra Fredda risiede nel fallimento dell’ideologia del progresso industriale indefinito. Dapprima c’è stato il distacco dei paesi vittima del colonialismo. Poi, nei primi Anni 70 le cose hanno iniziato a prendere una nuova forma. Nei Paesi ai confini degli schieramenti (Argentina, Cile, Filippine, Indonesia, Germania Est, Cecoslovacchia, Polonia), nei quali anni di repressione e miseria, causati dal trasferimento di ricchezza verso il cuore del duopolio, sono esplosi conflitti libertari; così come nei Paesi che sono riusciti ad affrancarsi grazie all’estrazione del petrolio (specie dopo la nascita dell’OPEC), sono esplosi conflitti di carattere etnico e/o religioso; e nell’Estremo Oriente la Cina ha iniziato il suo cammino verso la ricchezza ed il potere[21].

Il duopolio ha mantenuto il controllo per ulteriori vent’anni, perché aveva il monopolio sul nucleare e vendeva armi a tutti i contendenti di tutti i contenziosi. Ma adesso anche questa fase della storia del pianeta è finita. Torniamo all’inizio, quando il centro di tutte le guerre era la cosiddetta Asia Minore – e quindi torniamo al grande capolavoro di Peter Hopkirk[22], che ci ha raccontato ciò di cui non sapevamo nulla, ma che adesso è di vitale importanza: a far esplodere il pianeta, probabilmente, non sarà un oscuro generale agguattato in un bunker siberiano, non sarà un tronfio generale coperto di fregi e stellette in una stanza insonorizzata di Arlington, non sarà un gelido funzionario di partito cinese – ma un uomo in caffettano bianco, seduto in riva al deserto, pieno di livore contro tutto e contro tutti. Questo dossier serve a farvi capire come.

 

[1] https://www.globalfirepower.com/countries-listing.asp ; https://www.giorgiosbaraglia.it/la-guerra-cibernetica-caso-piu-famoso/ ; https://www.repubblica.it/tecnologia/sicurezza/2020/05/20/news/israele_vs_iran_il_nuovo_fronte_di_guerra_e_il_cyberspazio-257140929/

[2] https://www.globalfirepower.com/countries-listing.asp

[3] https://www.cybersecurity360.it/nuove-minacce/dal-concetto-di-cyber-attack-al-cyberwarfare-luso-della-forza-in-ambito-cyber/

[4] Peter Warren Singer, “Cybersecurity and cyberwar : what everyone needs to know”, Alan Friedman Publishing, Oxford 2014; George Lucas, “Ethics and Cyber Warfare: The Quest for Responsible Security in the Age of Digital Warfare”, Oxford University Press, Oxford 2017

[5] https://www.middleeasteye.net/news/uae-leader-returns-after-lengthy-unexplained-absence

[6] https://www.cpc.gov.ae/en-us/thecrownprince/HHsBiography/Pages/RolesandResponsibilities.aspx ; https://www.tamm.abudhabi/about-abudhabi-page/Rulers%20of%20Abu%20Dhabi/mohamed-bin-zayed

[7] https://edgegroup.ae/about

[8] https://www.mubadala.com/en/who-we-are/board-of-directors

[9] http://www.nationshield.ae/index.php/home/details/events/uae%E2%80%99s-top-defence-players-to-participate-at-dsei-2019/en#.YC3tcnnSLIU

[10] https://www.glistatigenerali.com/geopolitica_intelligence/golfo-persico-la-guerra-dopo-larmistizio/

[11] https://www.reuters.com/investigates/special-report/usa-spying-raven/

[12] https://www.amnesty.org/en/latest/news/2018/05/uae-activist-ahmed-mansoor-sentenced-to-10-years-in-prison-for-social-media-posts/

[13] https://www.repubblica.it/sport/calcio/serie-a/inter/2021/02/12/news/inter_la_tentazione_di_zhang_di_resistere_e_non_cedere_il_club_grazie_un_prestito-287266288/

[14] https://www.glistatigenerali.com/intelligence_privacy/avira-lantivirus-comprato-dai-servizi-segreti-del-golfo-persico/

[15] https://www.glistatigenerali.com/geopolitica_intelligence/golfo-persico-la-guerra-dopo-larmistizio/

[16] https://www.glistatigenerali.com/germania_medio-oriente/inferno-yemen-armi-tedesche-per-larabia-al-qaeda-ed-i-mercenari-americani/

[17] Jonathan House, “A Military History of the Cold War, 1944–1962”, University of Oklahoma Press, Norman OK 2012; David Miller, “The Cold War: A military history”, Pimlico/Penguin random House, New York, 2001; Edward H. Judge, “The Cold War: A Global History With Documents”, Prentice Hall/Simon & Schuster, New York 2012

[18] https://www.infranken.de/lk/gem/mit-napoleon-kam-das-leid-art-5142398 ; https://www.eda.admin.ch/dam/PRS-Web/de/dokumente/unter-franzoesischer-herrschaft-1798-1815_DE.pdf ; https://www.admin.ch/gov/de/start/dokumentation/medienmitteilungen.msg-id-45500.html

[19] https://www.eda.admin.ch/dam/eda/de/documents/aussenpolitik/voelkerrecht/Die%20Neutralitaet%20der%20Schweiz.pdf, page 5

[20] https://www.fedlex.admin.ch/eli/fga/1999/1_7657_6903_6561/de, page 13 (316): “Technologische Entwicklungen werden auch in Zukunft einen großen Einfluss auf die Sicherheit der Schweiz ausüben. Dies nicht nur durch die Entwicklung der Rüstungstechnologie, sondern auch durch die Verwundbarkeiten bzw. Schutzwirkungen, welche die Verbreitung neuer Technologien in Wirtschaft, Gesellschaft und Staat zur Folge haben kann. Aus der Vielzahl absehbarer technologischer Entwicklungen geben besonders die Informations- und Kommunikationstechnologien Anlass zu Sicherheitsbedenken. Ein zweites Gebiet, das besondere Beachtung verdient, sind die Biowissenschaften. Die technologische Entwicklung wird einen tiefgreifenden Wandel bei den Streitkräften auslösen und jene Armeen benachteiligen, die mit dieser Entwicklung nicht Schritt halten können. Insgesamt wird der Faktor Zeit gegenüber den Faktoren Raum und Kräfte an Bedeutung gewinnen. Zu erwarten sind insbesondere verbesserte Aufklärungsfähigkeiten, eine Beschleunigung der Entscheidungsprozesse durch leistungsfähigere Informationssysteme, das Aufkommen von Laser- und Mikrowellenwaffen, eine weitere Verbreitung von «Stealth»(«Tarnkappen»)-Eigenschaften, die Erhöhung der Reichweite von Waffensystemen und größere Einsatz-präzision. Einsätze werden voraussichtlich zunehmend mit unbemannten Mitteln oder zumindest kleineren Besatzungen erfolgen. Der Trend wird sich verstärken, die direkte Bekämpfung gegnerischer Streitkräfte auf kurze Entfernung durch die Bekämpfung aus größerer Distanz zu ersetzen oder aber die Führungsfähigkeit auszuschalten und damit eine frühe Entscheidung zu bewirken“.

[21] Robert Service, “The End of the Cold War: 1985–1991”, MacMillan, Basingstoke (UK), 2015; James Graham Wilson, “The Triumph of Improvisation: Gorbachev’s Adaptability, Reagan’s Engagement, and the End of the Cold War”, Ithaca Press, Reading (UK), 2014

[22] Peter Hopkirk, “The Great Game”, Oxford University Press, Oxford 2001

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